PARROCCHIA DI OGNISSANTI   

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Spigolando nel passato… quasi presente

Tra tuffi e tafferugli del 1904

Si crea una sensazione particolare, quando ci si imbatte nei resti del passato, soprattutto in quei resti che si presentano tangibili e riconoscibili anche a noi oggi, perché sono quelli che più restituiscono concretezza a qualcosa che ora sussiste solo nella immaginazione. Questi incarnano la sottile soglia tra l’impalpabile ed il solido, che si supera maneggiando questi ritrovati, per esempio, anche semplicemente un quotidiano, pagine ingiallite, dall’odore stantio di carta pressata e di inchiostro vecchio, un oggetto comune che è terribilmente effimero in quanto vive una sola giornata, domani sarà già vecchio, vecchio come quelli di cento anni, ma paradossalmente più resistente delle mani del tipografo, del giornalaio e dell’acquirente, che lo hanno maneggiato nel 1904 e che ora non ci sono più.

            E ci restituiscono la vita di allora, le storie di oggi ….

Già da tre anni o anche di più stiamo seguendo le stralunate cronache di bagnanti in tenuta adamitica che nei pressi del Ponte Caprazzucca erano soliti cercare refrigerio in estate (e forse anche un po’ di pulizia, per quanto…). Il Consiglio comunale della nostra città aveva approvato l’idea di far costruire dei bagni pubblici, nel senso proprio di balneazione pubblica organizzata, aveva stanziato fondi e dato un avvio stracco ai lavori, ma poi? Le solite lungaggini burocratiche ed il solito disinteresse avevano affondato i bagni. Ma il battagliero settimanale socialista L’Idea non si macchia della stessa disattenzione ed è pronto a cogliere il motivo per spronare l’amministrazione comunale a compiere il proprio dovere. Il 21 maggio 1904, in una primavera che si doveva annunciare piuttosto calda, vede già i primi bagnanti approfittare del torrente senza il dovuto decoro e così scrive il cronista: “Uniamo anche noi la nostra voce contro il mal vezzo di nuotare in veste d’Adamo di molti ragazzi e giovinetti nei pressi del ponte Caprazzucca. Ci permettiamo però di osservare che dell’inconveniente è responsabile un poco anche la stessa Amministrazione Comunale, che con quei famosi bagni pubblici la tira più lunga che non l’età di Matusalem. Già a Parma si tollera questo e peggio! Quando si provvederà su serio e non con una delle solite ordinanze comunali?” E questo lo stesso giorno in cui la “signora Margherita, madre del re, è passata da Parma disturbando le pacifiche autorità locali a causa di un repentino guasto del suo automobile” (da notare che la parola ‘automobile’ non aveva ancora deciso di essere di genere femminile!). Se il buon giorno si vede dal mattino, la calda primavera diede il passo ad un’estate torrida, pertanto i bagni si protrassero, si fecero anche in Taro (ma in aeree appropriate) e alla fine (dell’estate) il giorno 13 agosto il settimanale tuona: “Finalmente!!! Tanto tuonò che piovve! Provvisoriamente dal giorno di giovedì 11 corrente furono aperte le vasche da nuoto dei Bagni Comunali. Orario: dalle 7 alle 21 nei giorni festivi e in quelli ordinari dalle 12 alle 14 e dalle 19 alle 21. Prezzo unico Lire 0,10. Ce n’è voluto del tempo! Ma tant’è... meglio tardi che mai!. Il giorno 20 agosto, poi, il cronista torna sull’argomento per dire: in pochi giorni l’introito dei Bagni è stato notevole, per cui, se si fossero aperti i Bagni non a fine estate, sai che bel gruzzoletto guadagnava l’amministrazione! Per pigrizia, invece, si sono sprecati guadagni preziosi[1].

            Non è stato il caldo a generare il fattaccio, definito “scena medioevale” dal cronista de L’Idea, accaduto a Barriera Bixio cent’anni fa, precisamente il 9 aprile: “Credevamo che le selvagge scene di linciaggio fossero solo una triste prerogativa delle popolazioni medioevali, su cui troppo a lungo gravò il corruttore dominio dei tiranni, ed ancor domina sovrana l’ignoranza più bruta … Illusione anche questa! Invece anche a Parma, la colta, la libera, la democratica, la civile, la plebaglia, aizzata ed inferocita può compiere queste stesse scene d’odio e di ossessione selvaggia dovute al più stupido, al più ingiusto, al più turpe dei fanatismi”. Chissà cosa avrebbe scritto questo giornalista se avesse potuto vedere il ben peggio che nel 1904 era ancora da venire!. “Lunedì sera 4 aprile, certo Magnani, accompagnato da altri giovinastri, attendeva alla Barriera Nino Bixio dei vetrai che dovevano tornare da Collecchio in bicicletta. La strana attesa aveva per movente la vendetta perché pare che uno dei vetrai toscani della fabbrica Bormioli avesse, giorni or sono, dato uno scappellotto ad un fratello minore del Magnani stesso. Il caso volle che nel frattempo passasse di lì il capo operaio della vetreria Bormioli, Gaspare Coppoli, nostro stimato compagno e già presidente della locale camera del lavoro. L’arrivo del Coppoli fu come la scintilla di una scarica: subito si lanciarono sassi, volarono dei pugni, si scambiarono bastonate. La mischia divenne sanguinosa, terribile: in breve il Coppelli ed i sopraggiunti vetrai rimasero sopraffatti e malconci. Nel fervore della lotta, rimase gravemente ferito certo Sidoli Costante per una lama di temperino in direzione del cuore. Il Sidoli cadde subito a terra: e la immensa folla accalcatasi nei pressi della Barriera, lo credette mortalmente ferito. Allora fu tutto un grido selvaggio di “abbasso i toscani, abbasso i forestieri, abbasso i vigliacchi” che echeggiò in tutta l’inferocita moltitudine. Il vicebrigadiere di Finanza Bovini, per sottrarre i disgraziati al feroce linciaggio, giunse in tempo a ricoverarli nel casotto e a chiudere i cancelli del dazio. Ma la folla gridava ancora vendetta e fu necessario l’intervento di un picchetto armato. Che pure a stento e affrontando ogni sorta di improperi riuscì a condurre in prigione il Coppoli ed i suoi malcapitati compagni. La questura arrestò certo Benna, accusato di avere aizzato la folla e sta ricercando il Magnani casa prima della tristissima scena. Il Coppoli, interrogato dall’autorità di Pubblica Sicurezza negò di esser stato il feritore. In tutti i modi, attesi i suoi precedenti, indiscutibilmente lodevoli, e la discriminante della legittima difesa, ammesso che egli sia stato il feritore, si spera che sarà subito rimesso in libertà. Il Coppoli sarà difeso dai nostri compagni avv. [Augusto] Ghidini e avv. [Agostino] Berenini”. Si direbbe niente in confronto agli scontri tra polizia e dimostranti, tra le frange estremiste di certi movimenti, quando i temperini si trasformavano in spranghe e catene o in armi da fuoco. Eppure la scena vale la miglior prosa del cronista che ci riporta a certe scene di film neorealisti, vivide anche se in bianco e nero, sanguigne anche se povere, ad un linguaggio desueto ma efficace, lontano comunque dalla crudezza della cronaca d’oggi.

            A proposito di cinema, vale la pena ricordare un fatto che non è proprio inerente ai paraggi oltretorrentizi, ma che rappresenta una simpatica memoria da non far riprecipitare nel vuoto: il 7 febbraio 1904 a Porta Garibaldi, uno dei rari spettacoli cinematografici dell’epoca. Il 13 febbraio L’Idea va a vederlo e lo commenta in modo entusiasta (niente atteggiamenti del tipo “queste diavolerie moderne!”): “E’ un divertimento veramente famigliare e con poca spesa si può passare un’ora allegramente. Avvertiamo che ogni domenica e giovedì, tanto i quadri del circo cinetico, quanto quelli del cinematografo vengono cambiati completamente[2].

E con il cinematografo, siete tutti invitati nel futuro… 1905.

Sabrina Giordani



[1] Tuttavia le esibizioni di nudismo balneare nel Parma non finiscono, perché se ne lamenta e denuncia la pratica ancora, per esempio, nel 1907 (Costanza Conti, Cronaca d’Oltretorrente – Nudi in acqua, in La Césa di Sant e dintorni, Natale 1996, p. 15)

[2] Si tratta dell’avvenimento che il 9 febbraio la Gazzetta di Parma annuncia così: Il museo e cinematografo Roatto, e di cui poi scrive, tra l’altro: “In un vasto padiglione, impiantato fuori porta Garibaldi, di proprietà del sig. Roatto, si mostrano di sera un museo e un cinematografo Lumière […]” (citato in: Giuseppe Calzolari, I Cinematografi di Parma – 100 anni di cinema a Parma 1880-1980, S.E.G.E.A Editrice, Parma, 1988, p. 52).

 
Preghiera del mese

Ave o Maria, piena di grazia.

Il Signore è con te.

Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del seno Tuo: Gesù.

Santa Maria, madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen

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