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Oltretorrente ed i suoi imprenditori
Robuschi Pompe S.P.A.
1 - Giovanni Robuschi
Giovanni Robuschi nacque a
S. Pancrazio, comune contermine a quello di Parma, il 4 aprile 1898, muore a Parma il 1 febbraio 1972. Era l’epoca della
proto-industria nella quale, da li a poco, trovò ampio e proficuo
spazio per la sua attività.
Il suo primo lavoro, poco
più che bambino, fu quello di montatore di pompe verticali per
l’agricoltura, lavoro che diede
l’imprintig alla sua vita futura.
Nel 1925, all’età di 27
anni, iniziò l’attività di imprenditore nell’Oltretorrente,
attività che proseguì instancabilmente sino al 1962.
Dal matrimonio con Rosa Cavazzini
avvenuto nel 1928 nacquero: Emilio nel 1929, Marcello nel 1931 e Paolo
nel 1939.
La famiglia si era
ingrandita e con lei le necessità. Nel 1930 aprì una officina in Via
Nino Bixio 41 per riparazioni di pompe centrifughe e loro accoppiamento
a motori elettrici o a scoppio.
Sempre in questa officina
eseguì installazioni di pompe centrifughe verticali WORTHINTONG in
pozzi a camicia per uso irriguo ed approvvigionamento idrico per uso
industriale.
Le cose andarono
decisamente bene, malgrado la crisi
economica che dal 1929 aveva
colpito tutto il sistema
economico mondiale.
I provvedimenti di
risanamento dell’economia nazionale, voluti da Mussolini, avevano
privilegiato il settore agricolo. L’autarchia necessitava di nuove
tecnologie e la fabbricazione di pompe per l’agricoltura era uno dei
settori meno in difficoltà.
Fu negli anni ’30 che il
binomio “Pompe – Robuschi” divenne inscindibile e vincente.
2 - L’azienda
in Via Emilia Ovest
Questa straordinaria
figura di uomo e di imprenditore ebbe l’occasione per dimostrare tutte
le sue capacità tecniche e di lungimiranza; coraggio ed arditezza non
gli mancano di certo quando nel 1934 decise di aprire una nuova
officina, meglio attrezzata e più spaziosa, in Via Emilia Ovest (ora
Via Gramsci).
Con l’apertura della nuova sede ottenne la
rappresentanza della SIHI per Parma e provincia di pompe centrifughe ed
autoadescanti, per uso prevalentemente agricolo e civile.
Giovanni Robuschi non si
sentì mai “arrivato” e non si accontentò dei risultati ottenuti.
Stimolato dalle necessità della clientela, sviluppò il “settore
ricerca” con le prime applicazioni di pompe per vuoto ad anello di
liquido in impianti industriali (fabbriche
di concentrato di pomodoro) e, con graduale aumento, in altri settori.
L’acqua scorreva nei canali; mancava il mezzo per portarla là
dove necessitava: Robuschi lo fornì.
3 - L’
azienda in Viale Piacenza
Nel 1941 anche
l’insediamento di Via Emilia Ovest divenne insufficiente. L’azienda si trasferì in Viale Piacenza 60
(divenuto poi 27) e si costituì la ROBUSCHI & C. s.a.s.
Nella nuova sede trovò
spazio anche una fonderia artigianale per ghisa, bronzo ed alluminio.
La produzione subì un
ulteriore impulso di modernizzazione con la progettazione e la
fabbricazione di pompe a pistoni contrapposti denominate Flora 1 e Flora 2 per l’irrorazione mediante utilizzazione di prodotti
anticrittogamici per vigneti e frutteti.
ebbe inizio, altresì, la
progettazione e la produzione di serie complete di pompe centrifughe
mono e multi cellulari, autoadescanti, pompe per vuoto ad anello di
liquido ed a pistoni rotanti con intercapedine di riscaldamento per liquidi densi o viscosi.
A partire dal 1945 ebbe
inizio la partecipazione alla Fiera Campionaria di Milano che segnò
anche il debutto in azienda di Emilio, il primogenito di Giovanni, che
ereditò dal padre competenza e determinazione. Emilio resterà in
azienda sino al 1990.
4 - L’azienda in
piazzale Barbieri
Nella lotta antifascista
parmigiana cadde l’imprenditore T. Barbieri, che operava con la sua azienda
nei pressi di Porta San Francesco, laddove nel 1860-64 l’Arch. Angelucci aveva
progettato Barriera Vittorio Emanuele II.
Alla conduzione
dell’azienda Barbieri, non avendo egli figli, subentrò un nipote che,
privo dell’esperienza necessaria, condusse l’azienda nel volgere di
pochi anni al fallimento. Fu così che nel 1960 G. Robuschi, venuto a
conoscenza che il Tribunale aveva messo in vendita lo stabilimento
Barbieri nell’omonimo piazzale, aiutato dai tre figli Emilio, Marcello e Paolo,
acquistò la sede che diventerà nel 1961 il nuovo insediamento
industriale.
In questa sede ebbe un particolare sviluppo
l’ufficio tecnico e fu promossa l’espansione commerciale verso il
mercato estero che rappresentò, nel corso degli anni, un segmento di
estrema importanza nell’economia dell’azienda.
Nel 1976 la società
Robuschi e C. S.a.s. mutò
la sua forma sociale in S.p.A.
Gli azionisti
risultavano essere i tre fratelli Robuschi.
Questo fu un anno felice e
triste nello stesso tempo perché se la costituzione in S.p.A.
dimostrava quanti passi aveva fatto la Robuschi dal suo esordio sulla
scena parmigiana dal lontano 1925, dimostrava anche che tanto tempo era
passato e il sessantaquattrenne Giovanni Robuschi lasciò la gestione di
una importante realtà aziendale ai suoi figli: Emilio, Marcello e
Paolo.
Gli anni ’60 furono
anche gli anni del boom economico durante i quali l’edilizia iniziò
la sua fase espansiva - speculativa.
Le automobili sostituirono
le biciclette e le “vespe” e le strade iniziarono ad essere troppo
strette per un traffico in costante aumento.
Questo evidenziò la
scelta non felice per una attività produttiva in fase di sviluppo
ubicata in pieno centro storico, e gli anni ’70 tale coabitazione era
divenuta impossibile.
La Robuschi S.p.A. in
quegli anni, gli anni di Barriera Nino Bixio, svolgeva la sua attività
su un solo turno ed il problema più grosso non era rappresentato dai
parcheggi o dall’ inquinamento acustico o di altro genere, bensì dal
trasporto delle materie prime e del prodotto finito che avveniva
esclusivamente su camion anche di grosse dimensioni.
5 - L’azienda in Via San Leonardo 71/a
Fu così che nel 1973
Emilio, Marcello e Paolo decisero di comprare un terreno su cui
edificare un nuovo stabilimento e questa volta, viste le tendenze in
atto a Parma i cui Piani Regolatori prevedevano uno sviluppo
residenziale a Sud, un asse di penetrazione Nord-Sud lungo il greto del
torrente Parma, centro direzionale a Sud, molto oculatamente scelsero un
terreno a Nord.
Il quartiere industriale
per antonomasia era San Leonardo Cortile San Martino che, tra le altre
cose, offriva: un raccordo autostradale a poche centinaia di metri, un
quartiere artigianale in cui iniziavano ad impiantare magazzini i futuri
potenziali fornitori, la stazione ferroviaria e, anche se molto
lentamente, procedeva la costruzione della tangenziale.
Ai Robuschi piacque la
zona in virtù soprattutto del fatto che l’area era completamente
deserta; solo macchie verde intenso di melica in primavera e bagliori d’oro di grano maturo in
estate gratificavano gli occhi a tutto campo.
Non esitarono a concludere
l’acquisto ed a dare mandato all’ing. Savazzini di realizzare il
progetto di una moderna azienda che, nel rispondere a criteri di
efficienza e duttilità per un suo futuro sviluppo, avesse anche i
requisiti di semplicità e linearità nelle sue forme architettoniche.
Le imprese chiamate a
realizzare l’opera furono principalmente le ditte Pizzarotti e Bassi
Florindo che, iniziati i lavori nel 1978, li consegnarono nel 1980.
Nonostante l’attività
in piazzale Barbieri (siamo ormai entrati negli anni ’80) procedesse
tra mille problematiche legate soprattutto ai trasporti, le cose
dovevano essere fatte secondo uno stile che papà Giovanni aveva
trasmesso ai propri figli, nei tempi e nei modi giusti.
Il trasloco fu quindi
deciso per il 1981.
Il primo reparto
trasferito fu il reparto spedizioni perché, ovviamente, era quello con
più problemi a Barriera Bixio per le note difficoltà viarie.
Nel corso del 1982 avvenne
il trasferimento di tutti i reparti produttivi e per ultimi gli uffici:
la gradualità del trasferimento, durato circa due anni, aveva
praticamente tenuto operative sia la vecchia che la nuova sede
senza soluzione di continuità.
Le cose andarono bene per
circa due anni poi, nel 1983, una variante al Piano regolatore destinò
ad uso commerciale, alberghiero e ricreativo l’area compresa tra la
tangenziale e Via Mazzacavallo.
La variante non preoccupò
molto la Società fino a quando non si apprese che parte della loro area era stata destinata ad uso
residenziale.
L’informazione mise in
preallarme; cosa poteva farsene di un’area residenziale un’azienda
produttiva che solo da qualche anno era scappata da un’altra zona
residenziale proprio a causa delle difficoltà di convivenza?
Gli intenti
dell’Amministrazione Comunale erano molto chiari.
I PEEP imperavano su tutto
il territorio cittadino; la mancata realizzazione dell’asse di
penetrazione Nord-Sud e del centro direzionale a Sud della città, nonché
il mancato sviluppo urbanistico previsto sempre a Sud, spostava
l’attenzione su quest’area, già parzialmente industrializzata,
progettando dal confine dell’area Robuschi e fino a Case Nuove e al di
là di Via Paradigna in Corte S. Elisabetta, due quartieri residenziali
PEEP e PPIP per un totale di circa 5.000 abitanti.
L’opposizione dei
fratelli Robuschi, e non solo, fu decisa, ma l’Amministrazione
Comunale fu irremovibile: apportò solo qualche modifica, diede il via
ai lavori e sta tutt’oggi portando a termine quanto progettato.
Il risultato è sotto gli
occhi anche del più distratto osservatore.
Se in piazzale Barbieri
erano trascorsi alcuni anni prima di dover affrontare i primi problemi
di convivenza, in Via San Leonardo 71/a
i problemi iniziavano quasi immediatamente. Traslocata per essere
in periferia e lontano dalla zona residenziale, in meno di un lustro si
ritrovava circondata da un quartiere a Nord, da un grande centro
commerciale a Sud e da due assi viari super affollati di mezzi di ogni
tipo, dalla bicicletta ai TIR, con sommo rammarico di tutti per la
tranquillità perduta. Cosa
era successo nel frattempo all’azienda?
Sperimentato il secondo
turno nell’ultimo anno di permanenza in piazzale Barbieri e limitato a
poche unità, con il passaggio nella nuova sede di Via San Leonardo 71/a il secondo turno divenne
operativo e il 23 giugno 1987 un accordo sindacale autorizzò il terzo
turno.
6 - Le risorse umane
Il numero di dipendenti
nel corso degli anni è sempre aumentato passando da circa 100 nel 1961, anno di trasferimento
in piazzale Barbieri, a oltre 150 nell’81, anno di trasferimento in
San Leonardo, a 242 unità nel dicembre 2001.
Le 242 unità lavorative,
secondo gli ultimi dati, sono così suddivise:
|
Qualifica
|
Unità
|
|
Dirigenti
|
12
|
|
Impiegati e quadri
|
100
|
|
Intermedi
|
34
|
|
Operai con varie qualifiche
|
96
|
Fonte: Robuschi s.p.a
7 - Robuschi e C. S.p.A. in the world
I prodotti Robuschi sono
esportati in tutto il mondo.
L’importanza del mercato
estero è notevole e rappresenta il 60% della produzione ed il 50% del
fatturato.
Negli anni ’90 le esportazioni si sono rivolte anche verso Paesi che, pur
avendo una produzione propria, si rivolgono a quella italiana per
effetto di una migliore tecnologia.
Questo è l’indice più
significativo di una politica efficace che ha portato la Robuschi ed il
nome di Parma in:
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Austria
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Norvegia
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Turchia
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Belgio
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Polonia
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Cipro
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Bulgaria
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Portogallo
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Israele
|
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Repubblica Ceca
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Repubblica Slovacca
|
Corea
|
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Danimarca
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Spagna
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Malaysia
|
|
Inghilterra
|
Svezia
|
Singapore
|
|
Finlandia
|
USA
|
Thailandia
|
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Francia
|
Brasile
|
Indonesia
|
|
Germania
|
Argentina
|
Tai Wan
|
|
Grecia
|
Cile
|
Hong Kong
|
|
Lussemburgo
|
Sudafrica
|
Nuova Zelanda
|
|
Olanda
|
Egitto
|
Australia
|
Fonte: Robuschi S.p.a
La presenza dei prodotti Robuschi sul
mercato estero ha imposto all’azienda l’apertura di filiali:
così, oltre alle filiali in Belgio e Danimarca aperte nel 1996, si sono
aggiunte altre due filiali europee: Francia ed Olanda nel 1997.
In Italia, oltre alla sede
di Milano, aperta da Giovanni Robuschi negli anni ’40, è stata
recentemente aperta (1996) la sede di Padova.
8 – Per concludere
La Robuschi e C. S.p.A. si
è sviluppata in sintonia con la crescita industriale regionale
caratterizzata dalla presenza di un sistema di piccole e medie imprese,
guidata fin dalla sua nascita da imprenditori valenti e capaci in un
contesto socio-politico non sempre particolarmente favorevole.
Le varie tappe raggiunte
le hanno sempre imposto un trasferimento: Via Bixio 41, Via Bixio 101,
Via Gramsci, Viale Piacenza, piazzale Barbieri, Via San Leonardo 71/a.
Quale sarà la sua
prossima ubicazione?
Per i Robuschi quella
attuale, in estrema periferia, sembrava dovesse essere quella
definitiva: le premesse c’erano tutte.
Oggi l’azienda, forse,
comincia a sentirsi un po’ soffocata dall’urbanizzazione
residenziale che, in poco più di un decennio, l’ha cinta in un
abbraccio troppo violento
facendole mancare quel respiro di cui un’azienda, per la sua stessa
sopravvivenza, necessita.
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