PARROCCHIA DI OGNISSANTI   

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Ognissanti in lutto e speranza

L’addio cristiano a quattro credenti esemplari

Paolo Zileri

Ognissantino dall’inizio alla fine[1], l’indimenticabile Paolo Zileri lo è stato meritoriamente per l’impegno ininterrotto, costruttivo e sagace e non solo per motivi anagrafici.

È venuto alla luce al n. 127 di Via Bixio (la chiesa di Ognissanti è segnata con il n. 113) il 21 aprile 1931, ed a donarlo alla vita sono stati Vincenzo (pregiatissimo commediografo dialettale[2]) e Bianca Vescovi, dei Vescovi che gestivano l’osteria in Borgo San Domenico[3].

A Parma Paolo frequenta le elementari alla “Corridoni”, e poi consegue il diploma di terza media. Segue per un certo periodo il papà che si è trasferito a Forlì, ma in questa città rimane poco, perché deve partire per la naja. Fatti i tre mesi di addestramento iniziale al CAR (Centro Addestramento Reclute), viene assegnato a Brescia; qui trova la provvidenziale sistemazione in un ufficio, dove può affinare le sue innate attitudini “contabili”, ed intanto si segnala per la solerzia nel servire Messa; il cappellano lo vorrebbe come suo attendente, ma Paolo preferisce la vita d’ufficio che lo abilita a quella che sarà la sua successiva attività professionale: un crescente ruolo di responsabilità nella Cassa di Risparmio di Parma. Tuttavia, appena svestita la divisa militare, il suo primo lavoro è  presso la famiglia materna, i Vescovi che, sempre in Borgo San Domenico, da osti si sono convertiti in abili “costruttori” di coni da gelato. Nel 1956 arriva per lui la chiamata nella grande famiglia della Cassa di Risparmio nella sede centrale di Piazza Garibaldi; una famiglia in cui svolgerà un impegnativo ruolo con encomiabile dedizione e di cui farà parte fino all’età della pensione. L’unica novità della quale mai si è avvalso e della quale mai ha sentito il bisogno, è stato l’ausilio delle divine diavolerie informatiche: la contabilità con i relativi calcoli ha continuato tenacemente tenerla “a mano” o, al più, con l’uso della calcolatrice. Memorabile è rimasta in casa sua la notte dell’ultimo del 1962, quando i circa quaranta invitati lo hanno atteso invano per stappare lo spumante di mezzanotte, perché, insieme ad altri, era rimasto in Banca a cercare, con navigazione… manuale, a che cosa era dovuto un ammanco nei conteggi di cassa a fine giornata, e non si è mosso di là finché il probleme non è stato risolto. Ed era già scoccato il 1963…

A rievocare questo significativo episodio è la sua signora, Adriana Bertozzi, anche lei ognissantina integrale e amica di Paolo fin da bambina, benché abitasse in Viale Milazzo: “galeotta” fu l’Azione cattolica di Ognissanti. Più che naturale il matrimonio tra di loro, celebrato nel 1958 e poi vissuto in un’armonia che definire perfetta è dir poco, anche se (o forse proprio per questo) nutrita di inevitabili sacrifici. Anche perché Paolo, oltre a quello del lavoro, coltivava una molteplicità di impegni che lo hanno visto, per esempio, fondare e presiedere la Società Calcio “Astra”[4], i cui atleti si trovavano per ogni competizione maglie, pantaloncini e calze in ordine grazie alle colossali “bughèdi” che Adriana affrontava con generosa pazienza, magari aiutata dalla moglie del sagrestano di Santa Maria del Rosario, la nascente parrocchia presso cui la Società aveva la sua sede.

Un amore per lo sport che aveva accomunato i due coniugi fin dall’infanzia, quando già tifavano per un Parma ancora piccolo ed al quale, come è naturale, non hanno mancato di fornire un caloroso apporto di amore, anche con l’abbonamento, quando ha raggiunto il consesso agonistico delle grandi squadre ed in particolare quando ha avuto la chiesa di Ognissanti come fulcro-motore della crescita interiore degli atleti grazie alla “cappellania” di don Luigi.

Accanto allo sport, inteso come palestra di formazione umana, Paolo ha dedicato tempo ed intelligenza operativa (non sprecava mai le parole, ma quelle che diceva erano ponderate e tempestive: andavano al cuore del problema o dell’argomento) alla militanza politica come segretario della sezione oltretorrentina della Democrazia cristiana intitolata ad Ulisse Corazza, il cattolico rimasto vittima dell’aggressione fascista alla città di Parma nell’agosto 1922[5]; per lui la politica, nella quale mai cercò, pur avendone la possibilità e nonostante le reiterate sollecitazioni degli amici, di fare carriera, era “la più alta forma di carità”; quella carità a cui, in forma più spicciola ed anche più tangibilmente efficace, si è dedicato facendo parte della “San Vincenzo” parrocchiale ed animando il gruppo sposi che si è, per esempio, assunto il compito di sostenere l’opera cristiana ed altamente umanitaria svolta in Brasile da suor Rosa[6], una delle Orsoline che rendono uno straordinario servizio educativo-assistenziale alla città di Parma nell’Istituto “Biondi”.

Ha prestato la sua competente opera come consigliere degli IRAIA[7] ed in tale ruolo, come ha testimoniato un suo amico e collega[8], “capace, determinato, autorevole, Paolo è stato in grado di avviare e realizzare il risanamento finanziario e la riorganizzazione di settori decisivi del complesso Ente”; una volta sorta la residenza per anziani “Casa di Padre Lino” in Viale Caprera[9], la Fondazione Cassa di Risparmio di Parma che l’ha realizzata, ha chiamato Paolo Zileri a far parte del Consiglio[10], poi, fino a quando lo stato di salute glielo ha consentito, ha pilotato con calibrata saggezza la gestione della cassa della Curia di Parma.

Questo, fuori o ai margini della sua parrocchia, dentro la quale e per la quale ha, silenziosamente e senza risparmio di tempo e di energie, profuso la straordinaria ricchezza delle sue competenze e della sua gratuita disponibilità, soprattutto nella sua veste di guida tecnica (presidente… inesperto è il parroco) della Commissione parrocchiale per gli affari economici. Si può davvero affermare che non c’è intervento cautelativo o migliorativo delle strutture e degli arredi della chiesa e dell’intero suo complesso che non sia stato ideato, progettato e oculatamente portato a termine grazie all’apporto qualificato di Paolo che ha saputo, in questo, anche individuare collaboratori pari a lui almeno in disponibilità “a maniche fatte su”[11].

Spiritualmente si à formato nelle file dell’azione cattolica nella quale ha “militato”  (era “un esercito all’altar”) fin dall’infanzia, ricevendovi un determinante antidoto all’imbottitura razzistico-nazionalista impartita a tutti i ragazzi, e quindi anche a lui, dalle obbligatorie associazioni fasciste. Ad aiutarlo nel costruirsi un solido ed illuminato spirito cristiano, sono stati i vari parroci e cappellani che si sono succeduti alla guida del gregge di Ognissanti: don Edmondo Barchi (1929-1939), don Antonio Fava (1939-1942), don Licinio Delmonte (1942-1943), don Giacomo Antolini (1943-1958) e don Domenico Magri (1958-1978) che ogni tanto[12] felicemente ritorna in Ognissanti e che confessa di arrossire (oggi, ma non allora)  della moralistica paternale inflitta alla famiglia Zileri per avere osato, in quella notte di fine 1962, organizzare un ballo in casa e fra amici di provata fede cattolica… E poi i cappellani, come don Franco Grisenti, e don Luigi Maggiali che ora, in veste di prevosto dal 1° novembre 1978, gode, insieme alla sua comunità, di tutte le buone “cose” (per usare un termine generico, ma onnicomprensivo) lasciate da Paolo ad imperitura edificazione di quanti vorranno avere la buona volontà di seguirne l’esempio (tranne che nella celerità con cui consumava una sigaretta dopo l’altra…). Ed a seguirne l’esempio anche nella magica sua capacità di conciliare con la famiglia i mille impegni che si è assunti in una vita intensamente vissuta. Quella famiglia che è sempre stata per lui motivo di orgoglio, dapprima con la moglie Adriana e le figlie Alessandra e Claudia, poi con l’arrivo dei tre odorati nipotini Samuele, Carolina e Niccolò che lui ha amati, educati e dei quali andava fiero. I suoi preziosi consigli, i suoi delicati e rari, ma forse per questo più apprezzati sorrisi, resteranno per sempre nel cuore di quanti lo hanno conosciuto e stimato.

Una implacabile malattia, che si è manifestata agli inizi del 2003, se l’è portato via il 12 maggio 2004[13], quasi alla vigilia della Festa della Parrocchia della quale lui, sia nelle fasi preparatorie sia in quelle realizzative, è stato uno dei principali promotori ed organizzatori, magari mettendosi con la moglie Adriana a tener d’occhio la tortafritta in oleo-galleggiante allestimento, procurando le targhe da consegnare alle coppie con 10, 25, 50 anni di fedeltà coniugale ed intessendo l’elogio del personaggio a cui, nella stessa occasione, veniva attribuito un particolare attestato di benemerenza[14]. Ed anche per questo (ma andrebbe ricordata anche la sua partecipazione, spesso critica ma costruttiva, ai Consigli pastorali parrocchiali che si sono succeduti negli anni del post-concilio) il rimpianto per la sua prematura uscita dalla scena di questo mondo, anche se confortato dalla certezza del suo approdo nel mondo che non conosce le lacrime, è stato e rimane dolentemente vivo in tutta la comunità ognissantina che si chiede, sgomenta, chi mai potrà rimpiazzare la sua solerte e vigile abilità nel prevenire e risolvere i problemi di ogni tipo.

La fede garantisce che, lungo i misteriosi meandri della bontà divina, anche la bontà di Paolo continuerà a sostenere il cammino dentro questa valle di lacrime, dei suoi familiari, dei suoi amici, dei suoi comparrocchiani.

A cura di p.b.

 

Didascalie:

1 – Paolo Zileri nell’estate del 2002.

2 – Una nidiata di chierichetti all’ombra del prevosto don Edmondo Barchi. Paolo è in prima fila, terzo da sinistra.

3 – Paolo, all’aria aperta (durante un campo estivo?), nel ruolo di catechista di ragazzi ognissantini.

4 – Cortile di Ognissanti: gruppo di giovani e ragazzi di Azione cattolica nel cortile di Ognissanti, con il cappellano don Deris Tarasconi. Paolo è alla sua destra ed accanto a lui è il sagrestano Peppino.

5 – L’“U.S. Astra” in trasferta al Riformatorio “Lambruschini” per un’amichevole con i detenuti. Paolo è il penultimo della fila accosciata; alla sua destra è Romano Rossi, poi passato dal calcio al rugby.

 

(informazioni fornite da Adriana Bertozzi, lunedì 15 novembre 2004, dalle ore 16 alle 16.50, con promessa di foto e di ulteriori informazioni o pensieri formulati dalle figlie).  

 

Si è formato sotto i parroci don Barchi, don Fava, don Licinio Del monte, don Giacomo Antolini e di cappellani come don Franco Grisnti, don Gessi, ecc.

Ha percorso tutti i gradi di appartenenza all’Azione Cattolica, è stato membro della San Vincenzo, segretario della Sezione DC “Ulisse Corazza”. E’ stato consigliere degli IRAIA e della Casa di riposo “P.Lino”, sempre a nome della Cassa di risparmio o della Fondazione. Ultimamente dava la sua consulenza tecnico –finanziaria in Curia.

Tifosa da sempre del Parma dall’età di 10-11 anni, come la moglie che hanno abitato in due case confinanti in Viale Milazzo. Abbonato, meno quando don Luigi garantiva biglietti gratis nel periodo della “splendore” Tanzi.Non si è mai conciliato con la tecnologia dei computer, e Adriana ricorda la serata di fine anno, quando aveva la casa piena di una quarantina di invitati e Paolo non tornava a casa: è arrivato all’una dopo mezzanotte, perché si era dovuto fermare in Banca con altri colleghi a verificare i conti che alla fine della giornata non tornavano, e tutto suon di vecchie calcolatrici, per cui solo sulla mezzanotte avevano risolto il problema. Il bello poi è stata la ramanzina loro impartita dal parroco don Domenico Magri per aver profanato l’ultimo dell’anno con il ballo in casa… Cosa, che rammemorata oggi a don Domenico, lo fa andare i crisi di autocommiserazione.

Durante la guerra Paolo con la famiglia era sfollato a Carignano dove era parroco don Vecchi, zio (?) di sua madre, e poi in un paesino più su di Calestano.

I ragas dla Cesa di Sant gli hanno assegnato un tondo nel loro 25° incontro nel 1995.

Infausta è stata l’immediata sentenza dei medici alla prima visita per il male che si è presentato nel 2000.

 


[1] Come tale faceva parte dei Ragass ad la Céza di Sant, che nel 1995 gli hanno consegnato un “tondo” di riconoscenza nel 25° loro incontro annuale.

[2] Roberto Lasagni, Dizionario biografico dei parmigiani, PPS Editrice, Parma, 1999, vol. IV, p. 856: Nato a Parma nel 1906, è morto a Forlì il 16 settembre 1984. A lui è intitolato uno stradello nel Peep Benedetta, dove si trovano le vie dedicate nel 1991 ad attori di teatro dialettale come Emilia Magnanini, Italo e Giulio Clerici, Alberto Montacchini e Paride Lanfranchi (Gazzetta di Parma, 2 settembre 1991, p. 8: a.c.b., John Lennon, una via rock – E nel Peep Benedetta si fa strada con gli attori il teatro dialettale, qui però non si ricorda il nome di Vincenzo Zileri).

[3] Aldo Emanuelli, Le osterie parmigiane, Palatina Editrice, Parma, 1977, p. 66; Elisa Vescovi, I Vescovi, ortolani e osti, in La Césa di Sánt e dintorni, Pasqua 1993, pp. 9-10.

[4] La Società ha conferito a Paolo una targa di riconoscenza il 17 dicembre 1983; foto e storia della Società in La Césa di Sant…e dintorni, 19 aprile 1992, pp. 6-8 (Giovanni Bandini, L’Astra: fedeltà alle origini). E’ una Società ancora in pista, nonostante varie vicende di scomparsa e ricomparsa (Pietro Razzini, “Con l’Astra ci divertiamo”, in Gazzetta di Parma, 25 novembre 2004, p. 22).

[5] La Césa di Sant e dintorni, Natale 2002- Capodanno 2003, pp. 22-23: p.b., Le barricate dell’agosto 1922, e non solo.

[6] La Césa di Sant e dintorni, 19 maggio 1996, pp. 15-16: Giorgio Bandini, Dal Brasile “SOS…SOS…SOS” – Il Gruppo Sposi risponde: “Ricevuto. Ok”; ibid., Maggio 2003, pp. 26-27: Dove finiscono i soldi della Chiesa? – Anche in Brasile, per dare pane e cultura.

[7] Tastiamo il polso agli I.R.A.I.A., a cura di Luciano Verderi, in La Césa di Sant e dintorni, Pasqua 1993, pp. 16-17.

[8] Vita Nuova, 11 giugno 2004, p. 10: Gli onori preferiti da Paolo il mite – Un mese fa moriva Zileri, cassiere di Curia.

[9] Lorenzo Sartorio, Un altro aiuto per gli anziani, in La Césa di Sant e dintorni, Natale 1997, p. 45. La Casa è stata inaugurata l’8 dicembre 1997.

[10] Gazzetta di Parma, 19 dicembre 1998, p. 8: Il castello dei ricordi – La Casa di Padre Lino compie un anno. Domani festa.

[11] Una sintesi delle opere realizzate in La Césa di Sant e dintorni, Natale 2003, pp. 18-21: Come si è fatta bella la chiesa di Ognissanti (dal 1992 al 2003).

[12] V. qui a p.

[13] Necrologia in Gazzetta di Parma, 13 maggio 2004, p. 39; La Césa di Sant e dintorni, Maggio 2004, p. 2: A Dio, caro Paolo.

[14] Per esempio a Giuseppe Tabai il 24 maggio 1998 (La Césa di Sant e dintorni, Natale 1998, p. 12: Cronache dalla festa di casa) Sempre felice il suo contributo alla gioiosa serenità della cena di fine anno organizzata nei locali della parrocchia dal Gruppo sposi (La Césa di Sant e dintorni, Maggio 2003, p. 30: Sereno invariabile).

 
Preghiera del mese

Ave o Maria, piena di grazia.

Il Signore è con te.

Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del seno Tuo: Gesù.

Santa Maria, madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen

Per informazioni e segnalazioni su questo sito inviare una mail a: bassib@libero.it  © Bruna Bassi e Vincenzo Risolo