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21 Settembre 1868 Antonio scrisse queste memorie
Siamo quasi certi che altre
persone li avevano già visti, ma non avevano avuto la giusta curiosità,
o lo spirito di indagine che viceversa abbiamo avuto noi. Così, quando
ci hanno detto che in una stanzetta, in realtà poco più di una nicchia
sopra la sacrestia, vi erano delle iscrizioni sui muri risalenti a molti
anni fa, non abbiamo resistito alla curiosità ed armati di apparecchi
fotografici abbiamo immortalato i nostri “graffiti” affinché anche
altre persone condividessero il piacere della nostra scoperta. Le testimonianze in
realtà sono state lasciate in due periodi diversi: il 1868 ed il 1899
da due persone distinte che si sono firmate rispettivamente Antonio e
Ulderico. Riteniamo che Antonio fosse un certo Ruggeri Antonio mentre
Ulderico si chiamava sicuramente Ferrari, ma di entrambi non conosciamo
altro.
La nostra attenzione è stata
catturata dalla data: 21 Settembre 1868, giorno infausto per l’Oltretorrente.
Stando in questa stanzetta in
cui con difficoltà si riesce a stare in piedi, dove l’unica luce
entra da una finestrella che guarda il cortile, ci siamo immedesimati in Antonio che, probabilmente, spaventato si era rifugiato in
un punto abbastanza alto, quindi sicuro, da cui vedeva l’acqua salire
ed inondare ogni cosa.
Abbiamo tradotto i suoi
scritti mentre pensavamo all’angoscia che lo attanagliava nel vedere
galleggiare le suppellettili e tutti gli altri oggetti della chiesa.
Probabilmente le memorie sono state scritte la
sera stessa del 21 Settembre in quanto non si fa menzione a distruzioni
nel quartiere ed è quindi
lecito immaginare che Antonio, nel vedere l’acqua inondare la chiesa, abbia cercato un ricovero alto e
al lume di candela abbia scritto con mano incerta le seguenti frasi:
“21 Settembre 1868 Parma.
Il torrente inonda tutti.” Il
21 Settembre 1868 Il torrente Parma veniva giu rompigliando le ali del
ponte Capra Zucca inondava la Città tutta di qua del torrente mettendo
a fine vino suppellettili e qualunque altro genere di roba da chiesa.
Ed ancora sul soffitto “… piove … quanta acqua… vittime”.
Altri episodi,
talvolta tragici talvolta felici,
hanno caratterizzato la
vita del nostro quartiere: la costruzione di barriera Vittorio Emanuele
II, la costruzione di Via Della Salute le Barricate del ’22 ecc. ma è
la data 21 Settembre 1868 che è rimasta nella memoria di molti
parmigiani anche perché, con un po’ di attenzione, la si può leggere sulla lapide posizionata in Via
Bixio n° 79 sul palazzo posto ad angolo con Via Costituente di fronte
all’ ex Cinema Teatro Ducale.
Ricordiamo allora cosa avvenne quella sera.
Abbondanti piogge avevano ingrossato tutti i corsi
d’acqua della regione e
procurato danni a strade e ferrovie.
Sulla Gazzetta dell’Emilia
il 20 settembre 1868 si leggeva
tra l’altro dell’interruzione della linea ferroviaria appenninica
per il crollo di molti ponti e di altrettanti muri di sostegno.
Sulla linea di Ferrara per la
piena del fiume Reno veniva effettuato un trasbordo presso Poggio
Renatico. Inoltre, sul litorale della Spezia, la circolazione
ferroviaria era interrotta tra Sarzana ed Arcola.
Anche il nostro Appennino
aveva subito notevoli danni. Come riportato dalla “Gazzetta” la
“Parmossa” inondò parecchi fabbricati di Capo Ponte “trasportando
nell’ impeto della sua corrente molte granaglie e merci d’ogni
sorta”,
Il Parma fino a quel momento non
aveva dato particolare preoccupazione e come sempre scorreva pigro,
dividendo nel suo incedere la città in due parti nettamente distinte:
la città gentilizia e la città proletaria. Il cronista della Gazzetta
rilevava infatti che: “Il
pensiero che la Parma era più dell’usato ricca d’acqua non era tale
da far lo punto sospettare che potesse improvvisamente irrompere con
tanta veemenza.”
Oggi sappiamo che abbondanti
piogge in montagna, creano notevoli problematiche in città soprattutto
nei pressi della confluenza del Parma con il Baganza. Evidentemente tale problematica
era conosciuta anche se non auspicata anche in quel 1868.
Pochi anni prima nel giugno
del 1864 vi era gia stato un gravissimo allagamento “de d’la da
l’acqua”, ma l’episodio si era verificato per effetto delle
modifiche conseguenti alla costruzione della nuova barriera Vittorio
Emanuele II.
Ricordiamo infatti che per
l’apertura della nuova barriera, si era reso necessario
l’abbattimento di alcune centinaia di metri delle mura cittadine,
esponendo strada S. Francesco (attuale Via N. Bixio), alle eventuali
piene del torrente Cinghio e Cinghio Baganza che a quel tempo scorrevano
a cielo aperto in città e nelle campagne
limitrofe.
Quello che avvenne la sera
del 21 settembre fu una tragedia quasi inaspettata in quanto il disastro
non fu procurato come nel ’64 dal Cinghio, bensì dal Parma che ruppe
i suoi argini in più punti tra Ponte Caprazzucca e Ponte di Mezzo.
Parma Vecchia venne così
interamente allagata.
Oltre ad una prima rottura
dei parapetti di Ponte Caprazzucca, si ebbe il crollo del muro
dell’orto dei Cappuccini e
quello delle zitelle di S. Giuseppe e l’acqua non ebbe più ostacoli
fino a Santa Croce.
Tutte le vie attigue a Via S.
Francesco furono coperte dall’acqua che raggiunse in alcuni punti
l’altezza di oltre due metri. Nel suo impetuoso cammino travolse tutto ciò che
incontrava, demolendo numerose case ed allagando nel volgere di pochi
minuti cantine, magazzini, botteghe e tutti i piani terreni delle
abitazioni. Un numero consistente di persone già povere si trovò, in
un attimo, terribilmente più povera. Settembre era il mese in cui i
magazzini erano pieni di granaglie, di frumento e, soprattutto, di vino che riempiva i tini ormai
da diversi giorni.
Ma stiamo ancora parlando di
perdite materiali.
In tutte le tragedie
repentine, soprattutto in occasione di alluvioni, ognuno cerca di
mettersi in salvo nel luogo in cui
si trova ed anche allora avvenne così. Passato l’immediato
pericolo, si tentò disperatamente di ricomporre i nuclei famigliari: le
madri cercavano i figli, i mariti urlavano il nome della moglie e non ritrovare
immediatamente i propri cari gettava nello sconforto gli sventurati.
Rende perfettamente l’idea
del disastro il commento del cronista della “Gazzetta” che visitando
l’Oltretorrente il giorno dopo così riferì: “ I danni recati nel suo cammino dall’impetuoso torrente, ora
saltano maggiormente all’occhio e ci fanno rabbrividire, giacché se
jeri ci parevano immensi, avevamo pur la speranza di ingannarci, oggi
fummo certi invece che il desiderio ci aveva fatto velo.”
Il numero delle vittime fu molto alto e dopo una prima
stima di venticinque morti, trentadue
dispersi e alcune centinaia di feriti le cifre si stabilizzarono su
diciassette morti e 4 feriti gravi.
La scoperta fatta nella nostra
parrocchia ci conferma ulteriormente, nel caso ci fosse bisogno, ciò
che gli abitanti di Parma ed in modo specifico i nostri parrocchiani
hanno vissuto in quei giorni.
E’ancora la cronaca del
tempo che ci consente di apprendere come l’evento fu repentino e non
diede a nessuno la possibilità di salvare cose e case. ….“alle ore otto di sera o giù di lì;
le lavoratrici stavano ai telai poste al piano terreno: chi l’ avesse
vedute altre volte, avrebbe di leggieri capito che la abituale allegria
le aveva abbandonate. La gaia canzone, fida compagna del lavoro, moriva
lenta lenta per l’aria e si perdeva come un lugubre rintocco
ripercosso dall’eco.”
Meno liete dell’usato
lavoravano tuttavia di lena, quando i lumi di punto in bianco si
spensero. Era l’acqua che aveva invaso il compteur (contatore) del gaz: al buio succedette
l’inondazione. Allora grida, schiamazzi, gemiti pianti, urla da non
potersi ridire……….
Attraverso l’obiettivo e le sapienti mani di Guido
Carmignani tentiamo (consapevolmente) di dare solo un piccolissimo
contributo di ciò che avvenne la sera di quel Settembre 1868.
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