PARROCCHIA DI OGNISSANTI   

VIA NINO BIXIO 113 - 43100 PARMA

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Risolo-Bonardi

foto delle scritte trovate nella stanzetta sopra la sacrestia della parrocchia di Ognissanti

 

 

area interessata dall'alluvione

 

 

Punto ove l’acqua del torrente irruppe in città, 1868 foto coll. Ettore Carmignani, Melzo

 

 

 Vittime alluvione 1868  (Foto Guido Carmignani) 

 

Cortile nell’ex convento di S. Catterina dopo l’inondazione Foto Coll. Ettore Carmignani, Melzo

 

Strada maestra S. Croce. Ospedale 1873  (olio su tela coll. Balestra, Parma)

 

 

 

Rovine di case nella strada S. Catterina, 1868  (foto coll. Ettore Carmignani, Melzo)

 

Sgombero della strada S. Catterina, 1868 (Foto  coll. Ettore Carmignani, Melzo)

21 Settembre 1868  Antonio scrisse queste memorie

 

Siamo quasi certi che altre persone li avevano già visti, ma non avevano avuto la giusta curiosità, o lo spirito di indagine che viceversa abbiamo avuto noi. Così, quando ci hanno detto che in una stanzetta, in realtà poco più di una nicchia sopra la sacrestia, vi erano delle iscrizioni sui muri risalenti a molti anni fa, non abbiamo resistito alla curiosità ed armati di apparecchi fotografici abbiamo immortalato i nostri “graffiti” affinché anche altre persone condividessero il piacere della nostra scoperta.  Le testimonianze  in realtà sono state lasciate in due periodi diversi: il 1868 ed il 1899 da due persone distinte che si sono firmate rispettivamente Antonio e Ulderico. Riteniamo che Antonio fosse un certo Ruggeri Antonio mentre Ulderico si chiamava sicuramente Ferrari, ma di entrambi non conosciamo altro.

La nostra attenzione è stata catturata dalla data: 21 Settembre 1868, giorno infausto per l’Oltretorrente.

Stando in questa stanzetta in cui con difficoltà si riesce a stare in piedi, dove l’unica luce entra da una finestrella che guarda il cortile,  ci siamo immedesimati in Antonio che, probabilmente,  spaventato si era rifugiato in un punto abbastanza alto, quindi sicuro, da cui vedeva l’acqua salire ed inondare ogni cosa.

Abbiamo tradotto i suoi scritti mentre pensavamo all’angoscia che lo attanagliava nel vedere galleggiare le suppellettili e tutti gli altri oggetti della chiesa.

Probabilmente  le memorie sono state scritte la sera stessa del 21 Settembre in quanto non si fa menzione a distruzioni nel quartiere ed è  quindi lecito immaginare che Antonio, nel vedere l’acqua inondare la chiesa,  abbia cercato un ricovero alto e al lume di candela abbia scritto con mano incerta le seguenti frasi:

“21 Settembre 1868 Parma. Il torrente inonda tutti.”  Il 21 Settembre 1868 Il torrente Parma veniva giu rompigliando le ali del ponte Capra Zucca inondava la Città tutta di qua del torrente mettendo a fine vino suppellettili e qualunque altro genere di roba da chiesa.

Ed ancora sul soffitto “… piove … quanta acqua…  vittime”.

Altri  episodi, talvolta tragici talvolta felici,   hanno caratterizzato  la vita del nostro quartiere: la costruzione di barriera Vittorio Emanuele II, la costruzione di Via Della Salute le Barricate del ’22 ecc. ma è la data 21 Settembre 1868 che è rimasta nella memoria di molti parmigiani anche perché, con un po’ di attenzione, la si può leggere  sulla lapide posizionata in Via Bixio n° 79 sul palazzo posto ad angolo con Via Costituente di fronte all’ ex Cinema Teatro Ducale.

Ricordiamo allora cosa avvenne quella  sera.

Abbondanti piogge  avevano ingrossato tutti i corsi d’acqua della  regione e procurato danni a strade e ferrovie.

Sulla Gazzetta dell’Emilia il 20 settembre 1868 si  leggeva tra l’altro dell’interruzione della linea ferroviaria appenninica per il crollo di molti ponti e di altrettanti muri di sostegno.

Sulla linea di Ferrara per la piena del fiume Reno veniva effettuato un trasbordo presso Poggio Renatico. Inoltre, sul litorale della Spezia, la circolazione ferroviaria era interrotta tra Sarzana ed Arcola.

Anche il nostro Appennino aveva subito notevoli danni. Come riportato dalla “Gazzetta” la “Parmossa” inondò parecchi fabbricati di Capo Ponte “trasportando nell’ impeto della sua corrente molte granaglie e merci d’ogni sorta”,

Il  Parma fino a quel momento non aveva dato particolare preoccupazione e come sempre scorreva pigro, dividendo nel suo incedere la città in due parti nettamente distinte: la città gentilizia e la città proletaria. Il cronista della Gazzetta rilevava infatti che: “Il pensiero che la Parma era più dell’usato ricca d’acqua non era tale da far lo punto sospettare che potesse improvvisamente irrompere con tanta veemenza.”

Oggi sappiamo che abbondanti piogge in montagna, creano notevoli problematiche in città soprattutto nei pressi della confluenza del Parma con il Baganza.  Evidentemente tale problematica era conosciuta anche se non auspicata anche in quel 1868.

Pochi anni prima nel giugno del 1864 vi era gia stato un gravissimo allagamento “de d’la da l’acqua”, ma l’episodio si era verificato per effetto delle modifiche conseguenti alla costruzione della nuova barriera Vittorio Emanuele II.

Ricordiamo infatti che per l’apertura della nuova barriera, si era reso necessario l’abbattimento di alcune centinaia di metri delle mura cittadine, esponendo strada S. Francesco (attuale Via N. Bixio), alle eventuali piene del torrente Cinghio e Cinghio Baganza che a quel tempo scorrevano a cielo aperto in città e nelle  campagne limitrofe.

Quello che avvenne la sera del 21 settembre fu una tragedia quasi inaspettata in quanto il disastro non fu procurato come nel ’64 dal Cinghio, bensì dal Parma che ruppe i suoi argini in più punti tra Ponte Caprazzucca e Ponte di Mezzo.

Parma Vecchia venne così interamente allagata.

Oltre ad una prima rottura dei parapetti di Ponte Caprazzucca, si ebbe il crollo del muro dell’orto dei Cappuccini  e quello delle zitelle di S. Giuseppe e l’acqua non ebbe più ostacoli fino a Santa Croce.

Tutte le vie attigue a Via S. Francesco furono coperte dall’acqua che raggiunse in alcuni punti l’altezza di oltre due metri. Nel suo impetuoso cammino  travolse tutto ciò che incontrava, demolendo numerose case ed allagando nel volgere di pochi minuti cantine, magazzini, botteghe e tutti i piani terreni delle abitazioni. Un numero consistente di persone già povere si trovò, in un attimo, terribilmente più povera. Settembre era il mese in cui i magazzini erano pieni di granaglie, di frumento e, soprattutto,  di  vino che riempiva i tini ormai da diversi giorni.

Ma stiamo ancora parlando di perdite materiali.

In tutte le tragedie repentine, soprattutto in occasione di alluvioni, ognuno cerca di mettersi in salvo nel luogo in cui  si trova ed anche allora avvenne così. Passato l’immediato pericolo, si tentò disperatamente di ricomporre i nuclei famigliari: le madri cercavano i figli, i mariti urlavano il nome della  moglie e non ritrovare immediatamente i propri cari gettava nello sconforto gli sventurati.

Rende perfettamente l’idea del disastro il commento del cronista della “Gazzetta” che visitando l’Oltretorrente il giorno dopo così riferì: “ I danni recati nel suo cammino dall’impetuoso torrente, ora saltano maggiormente all’occhio e ci fanno rabbrividire, giacché se jeri ci parevano immensi, avevamo pur la speranza di ingannarci, oggi fummo certi invece che il desiderio ci aveva fatto velo.”

Il numero delle vittime fu molto alto e dopo una prima stima di venticinque morti,  trentadue dispersi e alcune centinaia di feriti le cifre si stabilizzarono su diciassette morti e 4 feriti gravi.

La  scoperta fatta nella nostra parrocchia ci conferma ulteriormente, nel caso ci fosse bisogno, ciò che gli abitanti di Parma ed in modo specifico i nostri parrocchiani hanno vissuto in quei giorni.

E’ancora la cronaca del tempo che ci consente di apprendere come l’evento fu repentino e non diede a nessuno la possibilità di salvare cose e case. ….“alle ore otto di sera o giù di lì; le lavoratrici stavano ai telai poste al piano terreno: chi l’ avesse vedute altre volte, avrebbe di leggieri capito che la abituale allegria le aveva abbandonate. La gaia canzone, fida compagna del lavoro, moriva lenta lenta per l’aria e si perdeva come un lugubre rintocco ripercosso dall’eco.”

Meno liete dell’usato lavoravano tuttavia di lena, quando i lumi di punto in bianco si spensero. Era l’acqua che aveva invaso il compteur (contatore) del gaz: al buio succedette l’inondazione. Allora grida, schiamazzi, gemiti pianti, urla da non potersi ridire……….

Attraverso l’obiettivo e le sapienti mani di Guido Carmignani tentiamo (consapevolmente) di dare solo un piccolissimo contributo di ciò che avvenne la sera di quel Settembre 1868.

 

 
Preghiera del mese

Ave o Maria, piena di grazia.

Il Signore è con te.

Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del seno Tuo: Gesù.

Santa Maria, madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen

Per informazioni e segnalazioni su questo sito inviare una mail a: bassib@libero.it  © Bruna Bassi e Vincenzo Risolo