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Un cristiano integrale, con delicata fermezza
Anteo Benassi
Anteo Benassi
(1913-2005), per i contorti casi della vita, era ultimamente approdato
sotto la giurisdizione ecclesiastica di San Giuseppe (perché abitava in
Via Bixio 51), ma la sua vita aveva
attinto e donato luce e testimonianza alla comunità spirituale
di Ognissanti, ed è per questo che l’arrivederci tra le braccia del
Padre gli è stato rivolto nella “sua” chiesa dei Santi. E’ uscito
da questa valle di lacrime nel giorno del Signore 20 febbraio 2005 ed ha ricevuto il caldo ed orante saluto di una folla
straordinariamente grande nel primo pomeriggio di martedì 22. Per lui,
ma soprattutto per quanti
devono ancora percorrere il sentiero di questa vita, sono risuonate
confortanti ed impegnative le parole di San Paolo: “Se Dio è con noi, chi può essere contro di
noi?”, ed ancor più stimolante
voce ha avuto la lettura dei punti
su cui si impernierà il riesame della vita davanti al Giudice
giusto e misericordioso: “Avevo fame, avevo sete…”. E non ha
dovuto fare violenza alla verità don Luigi quando ha riconosciuto che
quello è stato il perenne e coerente programma d’azione di Anteo.
Della sapienza con cui lo stesso Anteo ha condotto il suo impegno di
uomo delle istituzioni pubbliche, ha parlato al termine del rito mons.
Antonio Moroni; il suo più vivo ricordo risale ai tempi burrascosi del
1968, con l’occupazione studentesca dell’Università avallata
dall’allora giovane don Moroni: si è dovuto alla lungimirante
pacatezza di Anteo Benassi nel fare da mediatore tra gli occupanti ed il
questore, se non si è avuto un esito infausto della situazione; in
questa, come in altre occasioni, Anteo ha dimostrato, senza essere
rivestito di una particolare autorità istituzionale, di essere “autorevole”, cioè credibile ed affidabile, perché i suoi pareri
e suggerimenti erano “ragionevoli” e non autoritari.
Ha conferito
delicata solennità a tutta le cerimonia il coro della Scuola
elementare “Corridoni”, diretto dalla maestra Beniamina Carretta e
formato da alunni della prof.ssa Maria Grazia Benassi.
Con don Luigi hanno concelebrato il già ricordato mons. Antonio Moroni
e mons. Domenico Magri, e mons. Magri ed il dott. Luigi Carlo Vasini
offrono ora ai lettori della Césa la loro sincera ed affettuosa testimonianza sulla esemplare condotta di
vita di Anteo che è andato ad ampliare la schiera dei figli di
Ognissanti recentemente approdati sulla sponda della vera vita.
p.b.
Un ex parroco racconta
Chiedo
scusa se cedo alla tentazione di parlare del caro Anteo anche in
riferimento al rapporto e alla lunga frequentazione che ho avuto con lui
e con la sua famiglia, quella di origine e quella che lui ha formato e
fondato nella fede assieme alla cara sposa Anna. Li ho conosciuti e
avvicinati con amicizia fin dal 1954, quando sono stato mandato come
cappellano a Fornovo, subito dopo la mia ordinazione sacerdotale. So che
i Genitori sono venuti da Mantova, ma so pure che sono arrivati a Parma
portando con sé una grande fede e una straordinaria sensibilità
spirituale, che hanno saputo trasmettere molto bene ai figli. Non ho un
ricordo preciso del Papà, ma ricordo abbastanza bene la Mamma, della
quale ho celebrato il funerale a Sivizzano. Infatti ero considerato
quasi di casa dalla famiglia. Una famiglia che ha donato alla Chiesa un
prete ardente di fede e di carità come don Erasmo, parroco di Sivizzano
fino alla morte, avvenuta in Chiesa a Fornovo mentre era in
Confessionale. E ha donato alla Chiesa una
Suora, suor Adele delle Piccole Figlie, che ha riempito i suoi anni con
generosa dedizione, soprattutto nel delicato incarico di Superiora
nell’Istituto Pio XII della
Diocesi a Misurina.
Anteo
ha fatto diversi anni di guerra: ricordava in particolare la sua
partecipazione alla terribile battaglia di El Alamein.
Certamente il disagio e le fatiche estreme della guerra lo hanno
temprato e sensibilizzato nei confronti di ogni forma di sofferenza. Una
volta assunto come funzionario della Questura, è diventato ben presto
un sicuro punto di riferimento per tutti quelli che avevano bisogno di
essere aiutati ad orientarsi nei labirinti della burocrazia statale: era
di una prontezza straordinaria nella risposta concreta verso tutti
coloro che si rivolgevano a lui. Dopo aver conosciuto Anteo in quel di
Fornovo Taro come fratello di don Erasmo, ho avuto la grande fortuna di
averlo come parrocchiano quando sono arrivato ad Ognissanti, dove sono
stato parroco dal 1958 al 1978.
Quanti ricordi! E tutti belli e commoventi. Anteo, nella “vecchia e
gloriosa” Parrocchia di Ognissanti, come presidente della Conferenza
San Vincenzo, è stato lo stratega,
l’animatore e il coordinatore della carità verso i poveri, che allora
erano ben più numerosi di oggi, nei borghi di questa porzione di
Oltretorrente. Lui conosceva bene tutte le famiglie povere ed era il
primo a portare l’aiuto a domicilio con i classici buoni del latte e
del pane.
Ogni
settimana in Parrocchia, al lunedì sera, dopo la canonica preghiera di
rito, i confratelli della Conferenza San Vincenzo, Anteo in testa,
riferivano sulle visite alle famiglie fatte nella settimana precedente,
versavano la loro
offerta personale dentro il “famoso” sacchetto, in modo che non fare
apparire l’entità dell’offerta. Alla fine Anteo dava ai Confratelli
le disposizioni e le assegnazioni delle famiglie per la visita nella
settimana appena iniziata. E la visita non doveva essere funzionale solo
all’aiuto materiale, ma anche a stabilire un dialogo fatto di amore,
secondo le direttive dettate dal fondatore Federico Ozanam.
Che
serate le riunioni della Conferenza San Vincenzo! Serate colme di quella
gioia che viene dalla parola del Signore Gesù che ha detto: “C’è più gioia nel donare che nel ricevere". Nelle riunioni
della Conferenza San
Vincenzo mi ha sempre fatto impressione l’amalgama perfetto fra i
confratelli più anziani e quelli più giovani: la carità elimina
sempre ogni tipo di differenze.
Mi
piace citare almeno tre amici scomparsi di Anteo, confratelli assidui
della Conferenza San Vincenzo: Ennio Campanini, Arcangelo Gessi e Angelo
Salsi. Venivano dalla formazione ricevuta in Parrocchia negli anni ’30
da don Edmondo Barchi e confermata poi da don Giacomo Antolini. Che
bella compagnia di amici! Il clima amicale ci portava a fare ogni tanto
uscite serali a Sivizzano da don Erasmo ed erano serate di allegria
straordinaria.
Ma Anteo, con il suo amore straripante verso i bisognosi, non si è mai
limitato a operare nel puro ambito della Conferenza San Vincenzo.
Sapendo di poter contare sulla sensibilità della sposa Anna e dei
famigliari, teneva aperta la sua casa a tutti quelli che avevano bisogno
di parlargli e di chiedergli aiuto: c’era un via vai continuo di
persone in cerca di soccorso.
E’ stato anche un precursore intelligente nelle
previsioni e nelle iniziative verso le nuove necessità che si
presentavano all’orizzonte. Ne ho una prova, di cui conservo un segno
tangibile, legato a un intervento a favore di un extracomunitario venuto
dalla Giordania. Ho detto “extracomunitario”, ma allora non si
chiamavano ancora così, perché erano solo casi isolati. Si tratta di
30 anni fa circa, intorno al 1975: il fenomeno della immigrazione di
massa esploderà più tardi. Anteo era riuscito a trovare un lavoro e a
sistemare il giovane immigrato della Giordania in un alloggio in Viale
dei Mille. Forse avrò fatto qualcosa anch’io per lui, ma sinceramente
non so che cosa: mi ha comunque donato un piccolo tappeto (di quelli che
usano i mussulmani per inginocchiarsi quando pregano): me ne servo
ancora spesso e il piccolo tappeto, a distanza di tanti anni, mi ricorda
non solo quel giovane venuto da lontano, ma anche il caro Anteo.
Naturalmente non potevo mancare al funerale di
Anteo ad Ognissanti il 22 febbraio: la sua bara è entrata in chiesa
accompagnata dai suoi Cari: la sposa Anna, quattro figli (Luigi, Lucia,
Giorgio e Maria Grazia) e i nipoti.
Ed è stata accolta da una assemblea di amici e di ammiratori della sua
grande personalità. E’ stato un ingresso solenne nella Chiesa che era
stata come la sua seconda casa: l’ingresso di un grande patriarca, un
patriarca biblico, un patriarca di “quelli di una volta”! Un vero
trionfo di affetto e di fede, come anticipo e segno sicuro del suo
ingresso trionfale nel Regno eterno di Dio.
Sì, perché Anteo nella sua lunga vita terrena
ha fatto tutto, ma proprio tutto e perfettamente alla lettera, quello
che è elencato minuziosamente nel Vangelo di Matteo, che è stato letto
nella Messa del funerale: ai bisognosi ha dato da mangiare e da bere, li
ha rivestiti, li ha curati quando erano ammalati, li ha ospitati, li ha
visitati e confortati in carcere. E certamente con la sua bontà ha
fatto tante altre cose ancora, che il Signore nel Vangelo forse si è
“dimenticato” di dire!
E alla fine del
funerale, quando il coro dei bambini ha cantato le parole augurali per
Anteo, perché possa essere accolto in Paradiso da Lazzaro “povero qui in terra”, mi è
stato facile immaginare la turba numerosa dei poveri, emarginati e
sofferenti tanto amati da Anteo, pronti ad accoglierlo e accompagnarlo
come scorta d’onore e per essere buoni testimoni a beneficio di Anteo.
E così Anteo, posto
alla destra del Signore Gesù, ascolta le sue parole: “Vieni, benedetto del Padre mio,
ricevi in eredità il Regno preparato anche per te fin dalla fondazione
del mondo. Perché avevo fame e mi hai dato da
mangiare, avevo sete…”.
Don Domenico Magri
23 febbraio
2005
Un confratello vincenziano testimonia
Domenica 20 febbraio
2005 ci ha lasciato l’amico carissimo Anteo Benassi, Cavaliere della
Repubblica, valoroso combattente in Africa decorato al valor militare,
premio Sant’Ilario, stimatissimo funzionario presso
l’amministrazione dello Stato, padre e sposo esemplare.
Questo il “civis”, l’uomo pubblico, da tutti stimato ed apprezzato.
Gli ho dato l’ultimo saluto alla camera
mortuaria dell’Ospedale: l’ho osservato a lungo. Sul suo volto
traspariva una serenità stupefacente che accennava, così mi è parso,
quasi un sorriso: quel sorriso che non gli era mai mancato verso
nessuno. Sono rimasto, ero solo, con lui in preghiera per qualche tempo
ed oso dire in dialogo su tanti avvenimenti vissuti insieme.
Voglio, però, ricordare
ciò che lo ha caratterizzato presso la nostra comunità parrocchiale:
una fede vissuta in modo totale ed esemplare, ma particolarmente il
carattere “vincenziano” che è sempre stato la sua guida. Sempre
disponibile anche quando tale disponibilità non era corrisposta ed a
volte anche male accettata.
A noi della Conferenza
diceva: so benissimo che il piccolo aiuto che possiamo dare sarà forse
utilizzato non come vorremmo, ma l’assistenza deve essere data al
prossimo per amore e soprattutto perché Gesù ce lo ha comandato, ed il
nostro merito sta esclusivamente in questo. La nostra carità deve
essere cieca.
In particolare è sempre
stato molto sensibile verso i carcerati e gli ex carcerati con i quali
aveva anche rapporti personali, aiutandoli secondo le possibilità. Per
molto tempo è entrato nel carcere cittadino, come volontario, portando
assistenza non solo materiale ma principalmente morale.
Sino all’ultimo è
stato presente alle riunioni della nostra Conferenza e, quando non gli
è più stato possibile, oltre che colla preghiera ci era vicino
mandandoci sue notizie e l’offerta a mezzo di un nipote.
Carissimo Anteo,
resterai sempre nei nostri cuori, nei nostri pensieri.
Auspico, ma ne sono
certo, che la tua opera sia già stata ricompensata dalla Divina
Misericordia, ed ancora che nelle nostre azioni cerchiamo, dal tuo
esempio, una guida sicura.
Ciao, caro Anteo: un
arrivederci in Cristo.
Un
confratello
C.L.V.
Originali
della foto di Maria Grazia Benassi
Ferrari
Didascalie:
1 – Siamo nel 1988: il Prefetto di Parma dott.
Franco Diofebi consegna ad Anteo Benassi l’attestato di Civica
Benemerenza conferitogli dal Comune di Parma in occasione della festività
di Sant’Ilario.
2 – 1997, agosto: vacanze estive di Anteo con la
sua signora, presso il Santuario della Madonna di San Marco a Bedonia.
3-4: 21 maggio 1995: 50° di matrimonio durante la
celebrazione della Festa della Parrocchia (v. anche La Césa di Sant e dintorni,
Natale 1995, p. 24: Fotocronachetta
variegata, foto n . 2).
5 – Foto di famiglia: Anteo con la sua carissima sposa
Anna e con i suoi quattro figli (Luigi, Giorgio, Lucia e Maria Grazia).
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