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PARROCCHIA DI
OGNISSANTI
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Una trasferta all’insegna dell’arte, del sole e dell’allegria Ognissanti in Sicilia dalle mille seduzioni Sicilia...: addio o arrivederci? dilemmeggiava il titolo del commento all’evasione sicula compiuta dagli ognissantini & C. dal 30 aprile al 3 maggio 2004. Ha vinto l’“arrivederci”. Infatti, ad anticipato tempo debito un consulto ad alto parrocchial livello ha ponderato gli orizzonti verso cui puntare la prora di una nuova evasione ed ha calato giù il poker di quattro giornate da immortalare, in felice compagnia e gustoso cocktail cultural-turistico, nella Sicilia opposta a quella dell’anno scorso: allora il perno era l’occidentale Palermo, quest’anno l’è diventata l’orientale Catania, anche se il nido notturno era adagiato nei silenzi del paesotto di Pedara. Il ponte cronologico che ha consentito di effettuare la ora rimpianta impresa, è stato quello che ha avuto i suoi piloni in sabato 23 aprile che, guarda caso!, sfociava su una domenica, madre, a sua volta, di un lunedì ovvio, ma imbandierato di tripudi liberatòri e confinante con un martedì riavvolto dalla normale quotidianità per i comuni bipedi umani. Il ponte fisico ha invece caracollato in luminosa serenità da Via Bixio a Bologna e da Bologna a Catania e viceversa, dentro una balena volante della compagnia “Meridiana”: poco più di un’ora e venti di volo. Molto meno del tempo richiesto per tutte le meticolose operazioni di imbarco, contro cui qualcuno ha trovato il rimedio abbandonandosi ad un vero e proprio accanimento ludocartaceo. Ed è così che le 50 marmotte (tale era la denominazione ereditata dall’Agenzia organizzatrice) parmensi (con qualche integrazione extra), sono planate su Catania prima di mezzogiorno del 23 d’aprile e, dopo un’occhiata al vólto della Cattedrale ed all’elefantino nero che tiene in equilibrio sulla schiena un obelisco cristianizzato da una croce sommitale, si sono andate ad immergere nel bailamme di voci, colori e odori del mercato del pesce. Assorbita una prima rata di sicilianità vociantemente policroma, hanno scarpinato lungo trafficatissime vie lastricate di neri piastroni di lava ed in libera uscita si sono, chi brillantemente chi senza nostalgie, satollate di specialità catanesi, come sono, per esempio, quelle specie di bombe a mano di riso chiamate “arancini”, ma che con l’arancia non sono cugine nemmeno di quarto grado. Occhi avvinti dallo stupore hanno, quindi, inseguito la composta vaporosità di una sposa che ha compiuto il giro della piazza custode di ruderi di un teatro romano, a bordo di una carrozza trainata da quattro tozzi ed eleganti cavalloni, prima di scendere per scomparire in una chilometrica limousine (o era una cadillac?) bianca. Qualcuno è rimasto bloccato sotto l’inquietante interrogativo: Ma quanto avranno speso i suoi?, e non risulta che sia ancora riuscito a darsi una risposta convinta. Convinta è invece stata la soddisfazione per lo spettacolo esibito a Taormina, una volta superate le angosce di una malumorante coda per agguantare il pullmetto che dal basso sbalzasse verso il cuore alto del celeberrimo centro di antichità greca, dal teatro, smangiato dal tempo e dagli uomini, ma ancora irrorato dalla azzurrità del mare da cui respira sentori di infinito. E lì, grazie ad una simpatica lezione impartita da una guida locale, è rivissuta la festosa religiosità e l’ingegno edificatorio degli antichi protagonisti della vita teatrale, greca prima e romana poi. Tutte bellezze che non hanno attenuato l’amarezza, patita anche laggiù, per un Parma che si è fatto trafiggere, quella sera, con un tre a zero dal forcone del diavolo milanese... La domenica ha portato alla patria di don luigi Sturzo, fondatore del Partito popolare, ma su di lui la guida non ha sprecato parole, mentre ha fatto contemplare la magnificenza delle ceramiche disseminate un po’ dovunque ed in particolare sotto il colletto degli oltre cento gradini che portano a Santa Maria del Monte; schegge di muta, ma eloquente antichità umana si sono potuti appuntare nella memoria i non molti del gruppo che hanno percorso le vetrine del Museo della Ceramica, prima di compiere una accaldata immersione sotto le vitree serre che al Casale di Villa Armerina custodiscono dalle intemperie i 3500 metri quadrati di stupefacenti mosaici che una sciagurata (per chi l’ha subìta) e provvidenziale (per i posteri cultori della genialità altrui) frana aveva tenuto in cassaforte per secoli. E prima di affrontare la cena in albergo, c’è stato il tempo per una ventata di gloria “pastorale” per don Luigi. Come già nel 2004, anche nel 2005 è successo che nel giro delle guide ci fosse aria di matrimoni in vista: nel 2004 era l’autista Francesco, prossimo ad impalmare una Piera (cosa poi puntualmente avvenuta), quest’anno è stata la volta dell’accompagnatrice e guida Martina, che aveva già a portata di mano la chiesa del nuziale evento: il Santuario della Madonna di Ògnina. Ed è lì che la futura sposa è riuscita a dirottare tutta la compagnia, ed è lì che il parroco ha ceduto altare e pulpito a don Luigi che ha avvinto con una lineare omelia cristocentrica il pienone di fedeli, pronti alla fine ad applaudire celebrante e parrocchiani di parmigiana provenienza. Il lunedì i gitanti si sono abbronzati al pimpante sole di Siracusa che li ha irrorati mentre gustavano le saporite considerazioni cultural-informative di un siculo verace in veste di brillante cicerone, davanti e dentro le latomìe (le cave di pietra in azione già vari secoli prima di Cristo, per la delizia di schiavi e prigionieri che vi lasciavano le giovani penne per gli stenti e per i crolli), e poi nell’imponente teatro greco, ancora ideale per la riesumazione di tragedie e commedie del V secolo avanti Cristo, debitamente “aggiustate” con accorgimenti moderni come testimoniavano i manichini di plastica piazzati sulla scena in vista degli spettacoli in programma per l’adesso corrente maggio. Orecchi increduli al sentire dei cento buoi (un’ecatombe) che venivano immolati su un altare dalle dimensioni più di una piazza che di una tavola sacrificale, ed anche davanti e dentro la cattedrale, rimaneggiata nei secoli a seconda delle potenze religiose e politiche vincenti. Con lo stomaco che ormai reclamava i suoi diritti meridiani, si è respirata aria di mare ai bordi della fonte di acqua dolce, abitata da papiri e da guizzanti pescioloni, che prende il nome dalla ninfa Aretusa, scappata lì per sfuggire alle voglie del fiume Alfeo dentro al quale lei aveva fatto il bagno e da lui poi raggiunta con un percorso sottomarino, per fondersi con lei trasformata in fonte dalla dea Artèmide. Di libera scelta l’immersione nelle delizie manducatorie, tanto libera che non è mancato chi ha messo in oblio il perentorio termine fissato per imboccare la strada alla volta di Noto: una cittadina dal volto barocco a cui ha dato animazione storica ed estetica una frizzante donzelletta locale, anche lei prossima a diventare ex fidanzata di un fortunato suo conterraneo. E da Noto, il balzo a Modica, dove i più arditi hanno scalato gli oltre duecento gradini che menano alla Chiesa Madre di San Giorgio, e dove, invece, i più legnosi si sono adagiati al piano per dare la caccia alla specialità del luogo: il cioccolato ammannito nelle più variegate fantasie golose. Niente di goloso, ma solo tutto di solenne e spaventoso lungo le costole dell’Etna, nere di lava e bianche di neve, quasi avessero indosso la maglia della Juventus... , e vento schiaffeggiante come se l’inverno imperasse sotto un cielo dipinto di blu come quello che, da ultimo, combinato con l’azzurro tremolio del mare, ha cullato i parmigiani sulla soglia del ritorno, mentre raggiungevano e poi sostavano, beati di dentro e di fuori, in un ristorante di Aci Trezza, con i faccia i faraglioni celebrati da Giovanni Verga, non emersi dal fondo del mare, ma piovuti dall’alto perché lanciati da Polifemo nel tentativo di sfasciare la nave di Ulisse che lo aveva accecato e buggerato. E con il sole ancora vispo nel cielo, chi era vicino ad un oblò della carlinga volante si è potuto godere anche un gratuito giro d’Italia fino al tramonto sul “Guglielmo Marconi” di Bologna, mentre nelle tenebre che erano ormai scese sull’autostrada, sono risuonati i festosi rimpianti per la goduria velocemente trascorsa ed è scoccata la plaudente riconoscenza per gli artefici di una irripetibile (in Sicilia, ma senza dubbio ripetibile altrove) esperienza di vera vita comunitaria... senza regole: Marisa [dalle rotonde] Vignali Bandini, e Roberta e Tiziano Gaibazzi, per tacere di don Luigi che non tace mai... p.b. Servizio fotografico
di Gaetano Bonatti Didascalie: 1 – Bologna: l’attesa dell’imbarco produce scontri all’ultima carta. 2 – Catania: tutti sotto l’elefante, simbolo della città, mentre scocca il mezzodì del 23 aprile 2005. 3 – Il mare di Taormina. Ed è venuta la sera del primo giorno. 4 – Saltato Caltagirone, si plana sui mosaici della Villa del Casale di Piazza Armerina: qui si contempla un paio di buoi al traino di un carro... 5 - ... poi le celeberrime atlete in casti due pezzi..., 6 - ... i simpatici mezzi di ludico trasporto dei fanciulli immuni dai cavalli a vapore... 7 - ... ed infine due balneari morosi che, sorpresi da un paparazzo, lo guardano per dirgli: “E tì có vót?”. 8 – Siracusa, 25 aprile: ci si infila nel cosiddetto “orecchio di Dionisio”, di cui Dionisio, tiranno di Siracusa, non sapeva proprio niente..., 9 -... e poi si volta la schiena alla càvea e all’orchestra del teatro, 10 ... ma prima di andar via si concede attenzione ai manichini disposti sulla scena in vista dalla rappresentazione dei Sette contro Tebe del tragediografo Eschilo. 11 – Imponente e barocca la facciata del Duomo metropolitano di Siracusa.. 12 – Qui è Noto ad esibire la complessa solennità di un suo palazzo. 13 – Alta ed imponente spicca la Chiesa Madre di San Giorgio in Mòdica, servito da una scalinata mozzafiato. 14 – Dentro, don Luigi s’abbocca subito con il parroco don Giovanni Stracquadanio, che volentieri posa con gli “scalatori” parmigiani e manda un saluto al concittadino, fatto parmigiano, prof. Angelo Scivoletto. 15 – Tutti (o quasi) ai brividi dell’Etna. E si è fatta la mattina del 26 aprile. 16 – Questa non l’ha fatta il fotografo ufficiale, visto che sta tremando sulla sinistra, con la neve alle costole... 17 – La gentile accompagnatrice Martina. 18 e 20 – Tutti in religiosa masticazione ad Aci Trezza per il comunitario pranzo ittico d’addio alla Sicilia, 19 – che regala un incantevole connubio di terra, mare e cielo. |
Preghiera del mese
Ave o Maria, piena di grazia. Il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del seno Tuo: Gesù. Santa Maria, madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen |
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