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PARROCCHIA DI
OGNISSANTI
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Il progresso delle macchine
da pasta sulla facciata dell’ex officina meccanica di Tomaso Barbieri a
Barriera Bixio Il mosaico, opera di Enrico Bonaretti, è stato realizzato nel 1941 “Nel risorto Oltretorrente, in quella nuova zona giardino nata sotto i colpi del piccone fascista risanatore, è lo splendido edificio, sorte sulle fondamenta della vecchia costruzione, dell’Officina Meccanica che porta il nome del suo fondatore e proprietario, il camerata Tomaso[1] Barbieri, uno di quegli uomini che col proprio lavoro, la propria fede e la propria volontà si portarono da semplici operai ad essere tecnici ed industriali provetti”. Comincia così un articolo, forse un messaggio pubblicitario redazionale, che compare in un numero unico del 23 ottobre 1941 celebrativo di Corridoni nella ricorrenza del 23° anniversario della morte[2] e che - ed è forse la cosa più interessante oggi per noi - dà conto del “Mosaico raffigurante il progresso delle impastatrici”, che proprio in quell’epoca il prof. Enrico Bonaretti[3], docente dell’Istituto d’Arte “Paolo Toschi”, aveva terminato di realizzare e che nei giorni successivi sarebbe stato montato sulla fronte nord dello stabilimento Barbieri a Barriera Bixio. Il grande mosaico è tornato di attualità poiché è da poco stata completata la demolizione del vicino stabilimento industriale e, sebbene anche l’edificio dove è collocato, sia interessato ad interventi di ristrutturazione, non sembra al momento in pericolo. Resterà, dunque, pur decontestualizzato, a ricordo di un’attività industriale che qui aveva radici piuttosto profonde. Prima di tornare a parlare di questo mosaico, rileggiamo ancora alcuni brani dell’articolo del 1941, perché ci aiutano a capire la genesi concettuale dell’opera d’arte. “(…) Chi ha modo di osservare Tomaso Barbieri nella sua officina fra i suoi 160 operai scorge in lui l’uomo aduso al lavoro, l’esperto che vigila con occhio capace ed assiste con paterno sentire. L’Azienda conta già oltre 80 anni di vita e la sua produzione specie nell’ultimo ventennio è stata ricca e varia: macchinari per la lavorazione del pomodoro, concentrazioni del succo d’uva, pastorizzazione del latte e fabbricazione di paste alimentari. Quest’ultimo ramo, oggetto di speciali studi da parte del Titolare della Ditta, ha preso maggiore sviluppo, ed ora tutta la produzione dell’Azienda riguarda macchine da Pastificio. Le macchine costruite, oltre ad essere adottate da tutti i maggiori Pastifici d’Italia, venivano esportate in numero considerevole in tutti gli stati Europei e nelle lontane Americhe, contribuendo a tener alto il nome d’Italia anche nel campo della meccanica. La Germania, nota per la perfezione delle sue costruzioni meccaniche, apprezza in modo evidente la produzione delle Officine Barbieri, poiché da tempo ne ha intrapresa l’importazione, sempre in continuo aumento. “Tali
macchine in commercio sotto il nome di ‘Automatica
Braibanti’ nella sua nuova quinta serie hanno speciali queste
caratteristiche che le portò così a grandi affermazioni. La nuova automatica
Braibanti che, dopo l’ottimo esito avuto dalle precedenti serie, è stata
ultimamente posta sul mercato, è essenzialmente una macchina di grande
produzione, contraddistinte dalla semplicità del suo meccanismo e da
un’assoluta sicurezza di funzionamento. Essa si pone come coronamento di una
lunga evoluzione, frutto a sua volta di pazienti studi e di rinnovate
esperienze”. L’articolo prosegue sciorinando dati tecnici che omettiamo,
salvando l’unica cifra per noi significativa, cioè il numero di macchine di
quel tipo finora costruite e vendute dalle Officine Barbieri: qualcosa come 125.
Sono le macchine che vediamo nel mosaico, a sinistra e che nel numero unico
figurano, oltre che in una riproduzione dello stesso mosaico, nella foto di uno
scorcio della sala di montaggio dell’officina, dove se ne contano quattro in
bell’ordine. Nella zona destra del mosaico, verso lo sfondo, Bonaretti aveva
delineato – per contrasto con l’immagine modernissima della macchina
automatica - l’interno di un antico pastificio con gramola e torchio azionati
da un equino, forse un somaro o un mulo, sotto un tetto di capriate per
sottolineare la vetustà della scena. [v. p. 139 di:
Barilla centoventicinque anni di pubblicità e comunicazione – I 1877-1945, e
p. 266 le macchine nella Barilla] Avviandosi alla conclusione, l’anonimo articolista corridoniano si scioglie in considerazioni simboliche ed etiche: “Il mosaico che qui riproduciamo e che è la sintesi degli sviluppo delle nostre Officine, attraverso quelli di macchinari per la fabbricazione delle paste alimentari che sono la più alta espressione produttiva, ci dice chiaramente quale fu la vita del Direttore e Proprietario, vita lodevole ed esemplare”. Considerazione profetica? Forse. In ogni caso non può poi mancare un’ulteriore serie di lodi al “camerata” Barbieri, aperto ad ogni iniziativa fascista, compresa quella di organizzare nella sua officina un concerto di fabbrica “a favore dei nostri operai”. Tomaso Barbieri viene qui descritto come un misto di dirigismo, conformismo politico e paternalismo, si direbbe. Vedremo però che non era del tutto così. L’articolo dice che la fabbrica esisteva oltre ottant’anni, ma in realtà le prime tracce di una officina meccanica qui risalgono al 1878, anche se è verosimile che qui, dove il canale Naviglio Taro iniziava ad incavernarsi nel sottosuolo di via Bixio, da secoli si sfruttasse la corrente per azionare mulini o altri marchingegni. Di fatto, però, una officina meccanica, di proprietà di Luigi Ferrari era sorta in quell’anno a Barriera San Francesco (ora Bixio), su progetto del prof. Stanislao Vecchi (1834-1903), preside della Facoltà di scienze fisiche e matematiche e rettore dell'Università di Parma, finalizzata alla produzione di macchine per l'agricoltura. Disponeva di due turbine, cioè di due ruote orizzontali sommerse, da 8 e 10 HP[4]. Verso la fine dell’Ottocento la fabbrica passò all'ing. Alberto Cugini, per diventare poi Ing.ri Cugini e Mistrali[5]. La fabbrica Cugini & Mistrali,
che nel 1900 fornì alla Barilla il primo torchio in ghisa, eseguiva qualsiasi
tipo di macchina: nel 1910 contava 130 operai e disponeva anche di una fonderia.
Produceva turbine e impianti per la fabbricazione di conserva di pomodoro e
inoltre macchinari per mulini, caseifici, pastifici e cantine. Eseguiva pure
artistiche cancellate in ferro battuto e serrande per negozi su progetto di
famosi architetti dell'epoca[6].
La fortuna di questa azienda fu però di breve durata: già nel 1911, a seguito
degli scioperi indetti dagli operai metallurgici per conseguire miglioramenti
salariali, cominciavano le prime difficoltà che la porteranno al fallimento
l'anno successivo. Ma non furono soltanto le agitazioni sindacali a decretare
l'insuccesso dell'iniziativa: le difficoltà del mercato, il declino della
spinta trainante delle fabbriche di conserva di pomodoro, la riduzione
dell'attività molitoria, non compensati dalla timida introduzione di macchinari
nei caseifici e congiunti ad una conduzione aziendale per lo meno avventurosa,
che faceva affidamento più al giro di cointeressenze legate al nome del
proprietario che non ad una attenta valutazione delle esigenze produttive,
avevano reso l'azienda vulnerabile ai colpi della recessione[7]. Nel 1913 i creditori e gli operai
stessi della Cugini & Mistrali tentarono la riapertura della fabbrica, ma
quasi subito ne dovettero decidere la definiva chiusura. In un modo o
nell’altro l’officina comunque dovette funzionare anche nel primo
dopoguerra, fino a quando nel 1924 fu rilevata da Tomaso Barbieri. Pochi anni
dopo, nel 1928, i due figli dell’industriale pastario Ennio Braibanti,
contitolare del pastificio di Valera, Mario e Giuseppe, laureatisi entrambi in
ingegneria, avviarono a Milano uno studio tecnico di progettazione di macchine
per pastifici tuttora esistente. Una macchina per matasse da loro disegnata
compare in un manuale tecnico del 1929, ma la più famosa realizzazione è una
pressa continua interamente automatica[8], finita di costruire a Parma nel
1933 presso l'officina di Tomaso Barbieri a Barriera Bixio e installata nella
fabbrica di Valera. Era l’antenata di quella che Bonaretti immortalerà nel
mosaico in questione. Il pastificio Braibanti, dove, dopo la morte di Ennio
Braibanti (1860-1898) si era insediato Umberto Pizzetti, anche in seguito si
avvarrà in via pressoché esclusiva di questo, si potrebbe dire parallelo,
studio di progettazione omonimo benché autonomo, che molto spesso si appoggiava
a officine di Parma per la realizzazione pratica e la sperimentazione delle
macchine. Pure la Barilla si giovò delle
attrezzature tecniche progettate dai Braibanti. Tra la fine del 1936 e nel corso
dell'anno successivo vennero installate nello stabilimento di via Veneto sei
presse continue della seconda serie, con vasca impastatrice orizzontale[9]. Amico personale di Umberto
Pizzetti, Tomaso Barbieri era un socialista di vecchia data; risultava a tutti
un personaggio simpatico e geniale. Nato nel 1890, aveva appreso l'arte
nell'officina Cugini di via Bixio 321 (poi 129), quindi aprì un'officina
meccanica in via Volturno con il socio Palmia, infine nel 1924, come si è
detto, rilevò la Cugini, ritornando in via Bixio; da questa data infatti
compare in modo regolare nelle matricole della Camera di Commercio. In possesso
di vari brevetti, la nuova ditta di Tomaso Barbieri ottenne un discreto
successo. Esportava macchine impastatrici in tutto il mondo, Americhe e Russia
comprese; la configurazione definitiva dello stabilimento venne conferita con i
lavori di ricostruzione avvenuti nel 1938. La fine degli anni Trenta
rappresentano l’apice della fortuna industriale di Barbieri e l’articolo sul
compiacente (a pagamento!) numero unico corridoniano del 1941 può essere
considerato il canto del cigno. L’anno dopo era in programma a Parma la mostra
delle conserve, la manifestazione fieristica progettata per ampliare il bacino
commerciale delle industrie parmensi, ma a causa degli eventi bellici non si
effettuò. Barbieri non ne vedrà le edizioni che si svolgeranno nel dopoguerra. Contrariamente a quanto si legge in
quell’articolo, Tomaso Barbieri non nascose mai la sua avversione al fascismo,
anzi aiutò e accolse diversi perseguitati dal regime, finché il 1° febbraio
1944 venne prelevato e assassinato. L'officina, in seguito ad una grave crisi
verificatasi alla fine degli anni Quaranta, sarà poi rilevata dalla ditta
Robuschi & C., che proseguì nella fabbricazione di attrezzature meccaniche
di altro tipo, secondo la propria vocazione, ed il vecchio opificio Barbieri è
rimasto per anni inattivo, in attesa di nuova destinazione commerciale e civile[10].
Il resto è cronaca.
Ubaldo Delsante [1] Talvolta il nome è scritto con la doppia emme, cioè Tommaso, ma preferiamo seguire la grafia più corrente e accettata dalla letteratura in proposito, di Tomaso. [2] Officina meccanica Tommaso Barbieri, in «Corridoni nel XXVI annuale della morte», n.u., Parma, Tip. G. Ferrari & F., 23 ott. 1941, p. 45. [3]
Il prof. Enrico Bonaretti (Parma 1893-1977), allievo del pittore e
scenografo Giuseppe Carmignani, seguace della scuola parmigiana ottocentesca
attenta all’ambiente e al paesaggio, docente al “Toschi” dal 1925:
Accademia Nazionale di Belle Arti, Mostra di pittura e scultura degli
artisti Luigi Bini, Enrico Bonaretti, Umberto Concerti, Guido Montanari, Istituto d'Arte «Paolo Toschi», 13-28 marzo
1982, Grafiche Step, Parma, 1982; Roberto Lasagni, Dizionario
Biografico dei Parmigiani, I, PPS Editrice,
Parma 1999, p. 588. [4] Su e giù per Parma. Un'officina meccanica, in Gazzetta di Parma, 7 genn. 1878; Camillo Bianchedi, Le acque irrigue e motrici della provincia di Parma, Tip. della Società fra gli Operai-tipografi, Parma 1879, p. 82; Felice Poggi, Città di Parma. Progetto della fognatura, Vallardi, Milano, 1921, pp. 50-51. [5] Guida di Parma e provincia, Luigi Battei, Parma, 1897, pp. XLV, XLVII, LIV e inserz; Nestore Pelicelli, Guida storica, artistica e monumentale della città di Parma, Battei, Parma 1906, inserz.; Mario Sabia, La situazione delle industrie parmensi nel 1908, in «Al Pont äd Mez», 4 (1973), pp. 62-63; Luciana Brunazzi, Parma nel primo dopoguerra 1919-1920, Istituto Storico della Resistenza, Grafiche Step, Parma 1981, p. 10; Maura Palazzi, Nascita di un'economia agro-industriale. Città e campagna a Parma dall'Unità agli anni Trenta, in Fiorenzo Sicuri (a c. di), Comunisti a Parma, Grafiche Step, Parma 1986, p. 96; Caterina Bolondi, Barilla. Da bottega artigiana a industria alimentare europea, in Corriere di Parma, Battei, Parma, Natale 1987, p. 53; Alessandro Saguatti, Le origini della formazione di un polo agro-alimentare nella provincia di Parma, in Parma Economica, 2 (1994), p. 29; Iacopo Pergreffi, L'industria del pomodoro a Parma tra la fine dell'Ottocento e la seconda guerra mondiale Tecnograf, Reggio E. 1994, pp. 38-39; Antonio Saltini, Tra terra e mare la capitale del commercio alimentare, Avenue Media, Bologna 1994, p. 70; Giorgio Pedrocco, La conservazione del cibo: dal sale all'industria agro-alimentare, in Alberto Capatti, Alberto De Bernardi e Angelo Varni (a c. di), Storia d'Italia. Annali 13. L'alimentazione, Einaudi, Torino 1998, p. 443; Pietro Bonardi, Parma nel 1898. Tra vita normale e tumulti per il pane, in, Parma negli anni società civile e religiosa. Fame di pane e di mondialità a Parma nel 1898, Quaderno n. 3/1998, Graphital, Parma 1999, p. 72; Giancarlo Gonizzi, I luoghi della storia. Atlante topografico parmigiano. I, PPS ed., Parma, Tip. Pioppi, Scandiano (RE), 2000, p. 38; Giovanni Villan, Strada facendo. I trasporti pubblici parmensi fra Ottocento e Novecento, Ermanno Albertelli, Grafica Artigiana, Castel Bolognese (Ra) 2000, p. 76; Maria Ortensia Banzola Pellegri, 24 aprile 1900: 1ª pietra dell'edificio Missioni Estere, in Parma negli anni società civile e religiosa. 1900: orizzonti di sangue e di speranze, Quaderno n. 5/2000, Pubbliprint Grafica, Traversetolo (PR) 2001; G. Gonizzi , I luoghi della Storia. II. Atlante topografico parmigiano, Parma, PPS ed., Città di Castello (PG), Tip. Petruzzi, 2001, pp. 130-133; Pier Paolo MendognI, Giuseppe Micheli e il CAI, in Giorgio Vecchio e Matteo Truffelli (a c. di), Giuseppe Micheli nella storia d’Italia e nella storia di Parma, Carocci, Roma 2002, p. 290; Matteo Reggiani, Il volto di Parma nel 1902, in Parma negli anni società civile e religiosa, Quaderno n. 7/2002, 1902 – Guido Maria Conforti verso Ravenna: dal servizio all’obbedienza, Pubbligrafica Print, Traversetolo (PR) 2003, pp. 26-27; Cent’anni fa, in Gazzetta di Parma, 26 genn. 2004, p. 35. L'ing. Alberto Cugini (Parma, 1864 - Tucumán, Argentina, 3.10.1923), liberale, fu anche presidente della Camera di Commercio, consigliere della Banca Cooperativa dell'Associazione Agraria, consigliere comunale, assessore e sindaco per un breve periodo, tra il 1906 e il 1910; aveva studio in borgo Riccio da Parma, 36. Socio dell’ing. Cugini era l’ing. Gino Mistrali; su di lui v.: Franco Boni, Fino a Parma in tramway, in Incontri, n. 74, ott.-dic. 2002, p. 72. Ubaldo Delsante, La zappa e la caldaia, I pionieri della coltivazione del pomodoro e dell’industria conserviera nel Parmense, in Parma Economica, 3 (2000), pp 21, 37; G. Gonizzi, Una vita all’insegna del pomodoro. Francesco Emanuele, la Stazione Sperimentale delle Conserve e la nascita delle Fiere di Parma (1925-1950), Ibidem, p 60; Luisella Brunazzi Menoni, Inquietudini di fine secolo a Parma nel 1899, in Parma negli anni società civile e religiosa. Quaderno n. 4/1999. Echi dalla Cina e attese del secolo nuovo a Parma nel 1899, Fondazione Cassa di Risparmio di Parma, Pubbliprint Grafica, Traversetolo (PR) 2000, p. 60. [6] Un piccolo sciopero, in Gazzetta di Parma, 12 maggio 1902, p. 2; Cronaca... scioperata, in Gazzetta di
Parma, 22 maggio
1902, p. 2; G. Gonizzi, Mercato,
negozio e società. Per una storia del commercio a Parma, Ascom, PPS, Parma 1995, pp. 159, 161, 180, 193;
Barbara Griguol (coord. di), La
pasta. Storia, tecnica e segreti della tradizione italiana, Parma, Barilla, Milano, A. Pizzi, 2000, p. 21. [7] Umberto Sereni, Il movimento cooperativo a Parma tra riformismo e
sindacalismo, De
Donato, Bari 1977, pp. 82-83, 86. [8] Renato Rovetta, Industria del pastificio, 3.a ed., Milano, Hoepli, 1929, p. 372; Il
pastificio Braibanti,
, in «Corridoni nel XXVI annuale
della morte», cit., p. 44; U. Delsante, Fucine nei borghi. L'origine delle costruzioni
meccaniche per l'industria alimentare a Parma, in G. Gonizzi (a cura di), «Anni di latta». Tecnologie, uomini, aziende e
fiere per le Conserve Agro-alimentari a Parma, Fiere di Parma, Step, Parma 1995; Id., L'evoluzione dei rapporti tra la Barilla e le
industrie meccaniche dagli esordi alla Seconda Guerra Mondiale, in Parma Economica,
2 (1998), pp. 121-124; Id., L’industria
meccanica a supporto dell’agro-alimentare, in
Rosso Parma. Il pomodoro dalle origini ai nostri giorni. Giornata di studi. Parma, Palazzo Soragna, 17 giugno 2000, Parma
Economica, n. 3, sett. 2000, p. 37; Id., L’industria
meccanica e i suoi legami con l’industria alimentare, in G. Gonizzi (a cura di), Barilla centoventicinque anni di
pubblicità e comunicazione, I, 1877-1945,
A. Pizzi, Cinisello Balsamo (Mi) 2003, pp. 132-141. Mario Braibanti, nato a Parma il 16 marzo 1876, dopo il
servizio militare in Aeronautica durante la Grande Guerra, si laureò in
ingegneria meccanica al Politecnico di Milano nel 1922, morì il 16 maggio
1970. Giuseppe Braibanti, nato a Parma il 15 febbraio 1897, partecipò alla
Grande Guerra quale ufficiale del Genio; si laureò in ingegneria meccanica
al Politecnico di Milano nel 1921, morì il 14 agosto 1966. Loro brevi
profili sono in due opuscoli stampati dalla Tip. L'Aurora P. di Milano, s.d.,
ma circa 1970; Ambasciatori di Parma.
Ing. Mario Braibanti, industriale, in Gazzetta di Parma, 27 giugno 1958, p 3; Fabrizio
e Tiziano Marcheselli, Dizionario dei
parmigiani, Tip.
Ed. Benedettina, Parma 1997, p. 69; Marzio Dall'acqua (a c. di), Enciclopedia di Parma. Dalle origini ai giorni
nostri, FMR,
Parma-Milano 1998, pp. 173-174; R.
Lasagni, Dizionario biografico dei Parmigiani, I, cit., pp 726-727. [9] Le foto di queste macchine e
notizie in merito si riscontrano in Maurizia Bonatti Bacchini, A piccoli passi un lungo cammino: la Barilla dal
1920 al 1940, in
Albino Ivardi Ganapini e G. Gonizzi, Barilla.
Cento anni di pubblicità e comunicazione, A. Pizzi, Milano, 1994, pp. 122-124. [10]
Dante Gorreri, Parma '43. Un
popolo in armi per conquistarsi la libertà, Grafiche Step, Parma, 1975, pp. 56, 106, 150; Tiziano
Marcheselli, Le strade di Parma, I, Tip. Benedettina, Parma, 1988,
pp. 48-49, 77; Nando Miodini, Tomaso
Barbieri fu ammazzato davanti alla sua fabbrica. Costruì le prime macchine
impastatrici, in Gazzetta di Parma, 1° febbr. 1994, p. 9; Marco Minardi, Le ragioni del contendere. Sviluppo industriale e
lotte sindacali alla Vetreria Bormioli Rocco & Figlio di Parma
(1945-1949), PPS
ed., Grafiche Step, Parma, 1994, pp. 100, 104, 120, 124; P. Bonardi, Piazzale Tomaso Barbieri, in La Césa di Sànt e dintorni, Graphital, Parma, 22.5.1994,
pp. 9-12; Marzio Dall'Acqua, La
partita a scacchi di don Giovanni Drei, Parma, PPS ed., 1996, p. 36; Farinelli, Pelosi, Uccelli, Cento anni di associazionismo industriale a Parma.
Ricerca e analisi,
cit., pp. 120, 121, 139, 141-143; F. e T. Marcheselli, Dizionario dei Parmigiani, cit., p. 33; M. Dall'Acqua (a
cura di), Enciclopedia di Parma. Dalle origini ai giorni nostri, cit., p.
108; L. Farinelli (a cura di), Giuseppe
Micheli dalle sue carte dai suoi libri, Cat. della mostra, Biblioteca Palatina, Artegrafica Silva, Parma,
1999, p. 101; R. Lasagni, Dizionario biografico dei Parmigiani, I, cit., pp. 278-279, IV, cit., p. 971;
Paolo Tomasi, Amore sconfinato per il
lavoro, in Gazzetta di Parma, 1° febbr. 2000, p. 15; Guido Pisi, 1943/1945 Parma e la sua provincia sotto
l’occupazione tedesca, Grafiche Step, Parma, aprile
2000, p. 10; P. Tomasi, La città
nelle sue mani, in Gazzetta di Parma,
18 giugno 2001, p. 23; Monica Vanin, Vita
economica e sociale a Parma tra pace e guerra (1937-1943). Percorso critico
tra fonti d’archivio e documenti di costume,
in «Storia e Documenti», n. 6, Parma, Grafiche Step, 2001, p. 58; Pier Luigi Spaggiari, Sull’uscio di Casa, Grafiche Step, Parma, 2001, pp. 77, 78; Bruno Rossi, Quel ragazzo ero io. Ritratti parmigiani, cit., p. 155; Vincenzo Risolo, Oltretorrente ed i suoi
imprenditori. Robuschi Pompe S.p.A., in La
Césa di Sant e dintorni, Natale 2003, p.
56; Manuela Dall’Aglio Catarsi, Nell’area ex Robuschi.
Dall’industria all’archeologia, in La
Césa di Sant e dintorni, dic. 2004, pp. 26-29; testimonianza di Nando Miodini,
allora dipendente della ditta, in Gianfranco Carletti, Testimonianze. Collecchio nel sessantesimo dalla Liberazione, Amministrazione Comunale
di Collecchio, Tipolitotecnica, Sala B. (Pr), apr. 2005, p. 95-96. |
Preghiera del mese
Ave o Maria, piena di grazia. Il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del seno Tuo: Gesù. Santa Maria, madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen |
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