PARROCCHIA DI OGNISSANTI   

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Tutti guardano, nessuno vede

Un graffito antropomorfo

sall’arco gotico di Ognissanti

Sarà forse solo una curiosità, però è quasi un imperdonabile peccato culturale ignorare le curiosità di casa propria. In questo peccato sono rimasti avvolti tutti i frequentatori del cortiletto di Ognissanti sul cui lato meridionale si staglia un aggraziato ed imponente arco ogivale, tornato in luce nel 1983 e messo in artistica evidenza e sicurezza nel 1985. Nessuno, infatti, pur guardandolo con ammirazione, ha fatto caso o dato importanza ad alcuni “sfregi” impressi (da mano monellesca?) su alcuni suoi mattoni. C’è voluto l’oculato fiuto di un giovane, ma già ben collaudato archeologo “globale”, per scoprire che quei graffi sono tutt’altro che casuali, ma che rappresentano una traccia importante del modo di rapportarsi al sacro da parte di qualcuno che nei secoli molto andati si è soffermato davanti alla primitiva chiesa di Ognissanti, che forse a Tutti i Santi non era dedicata (v qui, a p.    , una scheda sulle vicende edificatorie della chiesa). L’archeologo è Leonardo De Marchi, parmigiano, esploratore di tutti i segni, anche quelli in apparenza privi di particolare senso, che provengono dalle epoche più remote[1], e lo ringraziamo per la disponibilità con cui si è apprestato a togliere gli ognissantini o almeno gli attenti lettori della Césa, da quel peccato di ignoranza delle loro cose di cui si è detto all’inizio di questa nota. (p.b.)

 

Nel 1983[2], a fianco della Chiesa di Ognissanti, durante lavori di restauro è venuto alla luce un bel portale di stile ed epoca gotica caratterizzato, com’è tipico di quel periodo, dall’arco in forma di sesto acuto.

Il portale, che dovrebbe verosimilmente datarsi al Quattordicesimo secolo o, forse, al secolo precedente, appare costruito interamente in mattoni di perfetta fattura, assai simili tra loro per la buona cottura in fornace e per l’argilla gialla accuratamente levigata in superficie: tanto che per la sua bellezza e per la presenza di alcuni lacerti di affresco posti al di sotto dell’arco, in apparenza notevoli per i cromatismi dei colori utilizzati, il portale stesso ha già attirato l’attenzione, anche prima della stesura di queste note, dei più avveduti[3].

Tuttavia vorrei qui segnalare un aspetto, piuttosto importante dal punto di vista culturale, sul quale ancora non ci si è soffermati.

Si tratta del fatto per cui gli stipiti e la facciata esterna del portale appaiono, ad una attenta osservazione, quasi ricoperti da una serie di graffiti di varia forma e dimensione; segni per lo più lineari, tra loro talvolta incrociantisi e sovrapposti, di non pochi dei quali si riesce, ancor oggi, a vedere la forma esatta: dunque essi avranno anche un ben preciso significato.

Di quali motivi graffiti si tratta, e qual è, appunto, il loro significato?

Come ben sanno gli studiosi di architettura romanica, lo stile che precede il Gotico, pressoché tutti i portali delle chiese romaniche, datate tra Undicesimo e Dodicesimo secolo, presentano sulle superfici meglio lisciate dei loro stipiti numerose, talvolta numerosissime incisioni, evidentemente tracciate e impresse poco dopo la costruzione degli edifici.

Studiando queste incisioni, si è scoperto che esse hanno un significato molto spesso sacrale, ovvero sono state fatte lì proprio perché l’edificio della chiesa è sacro; ma, ancora di più, queste incisioni si legano, per forma e significato, alle più antiche manifestazioni incisorie dell’Arte rupestre, dalle quali esse derivano. Dunque provengono da un ambito concettuale e storico che non è cristiano, bensì di ascendenza pagana, e che in origine tende a sublimare la sacralità del territorio in ben determinati luoghi i quali sovente mostrano la presenza di espressioni di Arte rupestre.

In origine, dunque, sono i massi incisi, a coppelle o con altri motivi incisòri, a rappresentare i punti in cui il Sacro si concentra, potremmo dire con una espressione precisa “i luoghi della sacralità popolare”. Questa sacralità diffusa del territorio, assai differente dalla religione ufficiale, con il progredire dell’evangelizzazione tende a concentrarsi sulle superfici di pietra lavorata delle chiese cristiane.

Questo passaggio in particolare accade nel periodo delle chiese romaniche (1000 - 1200), durante il quale ha luogo una sempre più forte presenza della Chiesa nelle campagne e in montagna. Dunque in epoca romanica le incisioni rupestri si trasferiscono in massa dagli alberi, rocce, grotte sacre (le quali, nota bene, restano sacre ancora per secoli) alle absidi e ai portali delle già tanto suggestive chiese romaniche.

Ovviamente, però, sono pur sempre incisioni medievali: ovvero esse si presentano con quella serie di varianti le quali assai raramente possono ritrovarsi, ad esempio, nelle varie epoche della Preistoria; questo perché le incisioni rupestri hanno avuto una storia, una vicenda lunghissima ed enormemente dilatata qualora si pensi all’estensione geografica panmediterranea - ma sovente si va molto oltre- di talune categorie di motivi incisi.

Rarissimi, al contrario, sono i portali con incisioni di epoca gotica. Nessuno di questi pochi, in Italia, è stato analizzato e studiato: uno di questi si trova in Oltretorrente, presso la Chiesa di Ognissanti.

In questa prima notizia non è possibile presentare i dati al completo né sceverare l’argomento, che è veramente assai ampio; mi limito ad osservare che sarà al più presto necessario eseguire un rilievo disegnato complessivo delle incisioni sugli stipiti e sulla fronte del portale, facendo poi seguire uno studio sui motivi incisi, avanzando ipotesi sul loro significato in assoluto ed in rapporto all’edificio del quale sono venuti a far parte.

In attesa di un lavoro di maggior completezza vorrei evidenziare un motivo inciso degno a mio avviso di attenzione; si tratta, posizionato sul lato interno dello stipite sinistro, di un piccolo motivo antropomorfo, tracciato con precisione e composto di numerosi tratti, alto poco più di tre centimetri. Si tratta di un graffito, composto da un asse centrale verticale lievemente ondulato da cui si dipartono una serie di tratti laterali obliqui rivolti, a due a due, verso l’alto (testa e braccia) e verso il basso (gambe e triangolo inferiore). E’ inoltre presente l’indicazione delle mani e dei piedi.

La presenza di una tripartizione inferiore, che altro non è che l’aggiunta del simbolo del Monte del Calvario di Cristo alla figura umana, già basterebbe a datare l’incisione dai secoli del tardo Medioevo almeno fino al Sei-Settecento. Non si dimentichi infatti che una cosa è conoscere la approssimativa datazione del portale, mentre la datazione dell’antropomorfo, pur successiva alla costruzione dello stesso, comunque non è conosciuta (terminus post quem).

L’antropomorfo in questione costituisce una presenza particolare, e certo di particolare significato, nel contesto in cui è inserito, tuttavia bisogna rilevare che le sue fattezze riprendono più volte il tema della figura geometrica del triangolo. Questo, nella specificità del motivo incisorio, che in sé risulta difficilmente confrontabile con altre incisioni, viene in realtà ad inserire la nostra figurina in una classe di motivi incisi estremamente antica quanto variata; ma pur sempre nelle sue varianti, ovviamente, di epoca medievale.

Si tratta del motivo a “phi”, una schematizzazione della figura umana dai significati essenzialmente ancora sconosciuti, motivo che nel Medioevo talvolta si presenta nella variante a “balestra”, più spesso in quella a triangolo con asse centrale verticale: ora, nella complessità del significato di questo graffito ciò che mi sembra si possa ipotizzare è che qualche tratto del significante del segno a “phi” deve essere trapassato nell’antropomorfo di cui si tratta.

In ultima analisi abbiamo a che fare con un motivo incisorio assai tardo, in cui con naturalezza si riuniscono i tratti della croce cristiana, il significato antropomorfo, taluni lineamenti concettuali di tipo “phi” di lontana ascendenza preistorica: tutti ambiti concettuali collegati a significati spirituali quando non sacrali in senso proprio.

Concludo queste note preliminari con l’osservazione per cui il portale di Ognissanti facilmente avrà fatto parte di un complesso religioso, essendo in Letteratura sconosciuto un utilizzo delle incisioni a significato spirituale o sacrale su edifici dell’autorità temporale pubblica o privati.

 

Leonardo De Marchi

 

1 - Arco gotico di Ognissanti, sulla cui spalla destra si trova il graffito qui preso in esame (foto di Gaetano Bonatti).

2 - 1 – Antropomorfo cruciforme di tipo “phi” del portale gotico recentemente scoperto presso la Chiesa di Ognissanti (foto di Gaetano Bonatti).

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[1] Come dimostra la sua recente ricchissima e suggestiva monografia Archeologia della Preistoria tra Parmense e Reggiano - L’Età del Bronzo nella Valli Parma, Enza e Baganza (Graphital Edizioni, Parma, 2003, pp. 199).

[2] Foto in La Césa di Sant e dintorni, Natale 2003, p. 18, dove si dice che è stato “scoperto nel 1985”, ed invece è emerso nel 1983, come documenta Vita Nuova del 7 maggio 1983 (p. 2) in un articolo suffragato da  una foto che mostra l’arco con lo spazio ogivale ancora occupato dai mattoni parietali (Francesco Mercaldi, E’ del duecento l’arco scoperto in Ognissanti?); lo stesso arco ha ispirato Pier Luigi Coronella per la copertina della sa del Natale 1999.

[3] Per esempio nell’articolo citato qui alla nota 2.

 
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