PARROCCHIA DI OGNISSANTI   

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Che ne capisco del Credo?

Gesù Cristo ...Unigenito Figlio di Dio...: Lui, e noi, che figli siamo?

 

A questo punto del Credo sarà bene allacciare le cinture e tenersi stretti stretti al manubrio della fede, perché comincia uno slalom supergigante di curve strette e taglienti. Infatti, se basta un buon vocabolario etimologico per stabilire e quindi non avere spazio per sparare obiezioni, che “Gesù” significa “Dio che salva” e che “Cristo” indica uno rivestito di una missione speciale perché è stato “unto[1], da adesso in avanti è indispensabile, invece, sfoderare acume spacca-il-pel-in-due per inseguire la logica che ha indotto i 318 “padri”, convocati a Nicea, tra 19 giugno e 25 agosto del 325, dall’imperatore (non dal papa!, che era Silvestro I) Costantino il Grande, a coniare per Gesù Cristo la qualificativa espressione[2] da cui è venuta quella consacrata successivamente dai 150 “padri” del primo Concilio di Costantinopoli (maggio-luglio 381) ed ora accolta nel Credo del Messale Romano: “Unigenito Figlio di Dio[3].

Per i cristiani-cattolici è una pacifica certezza (magari senza radici di conquistata convinzione) che Gesù sia “Figlio di Dio” e Dio lui stesso, e non si rendono conto di riconoscergli, chiamandolo “Figlio di Dio”, una qualifica per niente esclusiva, ma decisamente universale, e per niente “divinizzante”: infatti quale componente della razza umana non è “figlio di Dio”? Basta forse una maiuscola e una minuscola (“Figlio”-“figlio”) per stabilire una diversità sostanziale o per lo meno sostanziosa?

I “padri” di quei Concili più o meno ecumenici (per il modo con cui sono nati) erano alla prese con dei cristiani che ancora stavano cercando di chiarirsi le idee sulla fede che a parole proclamavano nelle assemblee, ma che li buttava in una bufera confusionaria quando cercavano, a ragione o a torto, ma sempre dietro lo stimolo della cultura “laica” di cui erano geneticamente impregnati, di far combaciare tra di loro, a lume di logica razionale, le disorganiche affermazioni su Cristo pullulanti un po’ in tutti i testi ritenuti sacri. “Figlio di Dio” – lo sapevano bene perché la Bibbia la conoscevano tutta a memoria o quasi - è un titolo che, con espressioni varie nella forma ma identiche nella sostanza, già l’Antico Testamento aveva elargito senza parsimonia: nell’Esodo il Signore ordina a Mosè di dire al faraone: “Israele è il mio figlio primogenito[4], gli angeli sono “i figli di Dio” nel libro di Giobbe[5], ed ai re di Israele Dio assicura, anche se non li esonera dal destino di morire: “Voi siete dei, siete tutti figli dell’Altissimo[6].

E, giocando sulla ambiguità di questo titolo e di altre prerogative attribuite a Gesù qua e là nel cosiddetto Nuovo Testamento, era sbocciata una impressionante catena di modi contraddittori di credere in Lui e di predicarne il messaggio, suscitando uno sconcerto che spesso sfociava anche in turbative dell’ordine pubblico tanto che l’autorità politica non di rado si sentiva in dovere di intervenire per imporre la vittoria dell’una o dell’altra teoria cristologica.

E’ il drammatico periodo delle eresie[7], a proposito delle quali “occorre osservare - scrive don Luigi Maggiali[8] - che esse, se per un verso hanno rischiato di snaturare il mistero di Cristo, semplificandolo e riducendolo a schemi razionali propri della speculazione ellenistica, per un altro verso hanno stimolato ad approfondire e ad esplicitare meglio la fede nella persona di Cristo”.

Per sganciare Gesù dalla figliolanza divina comune a tutto il genere umano, e trovar basi scritturistiche in grado di riconoscergli una figliolanza peculiarmente ed unicamente sua, oltre a molti altri riferimenti che, però, da soli o anche tutti insieme, non offrono “parole” convincenti in questo senso[9], si è fatto ricorso all’evangelista-teologo San Giovanni.

E’ infatti Giovanni a coniare e ad usare più volte l’epiteto “unigenito” (“monoghenès - unigenitus”) in unione con il sostantivo “Figlio” o con l’espressione “Figlio di Dio”: “[...] noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre” ;“Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato[10]; “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito [...] chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio[11]; “In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo[12].

Quindi, pur rimanendo vero che Dio è padre di tutti (tanto che Cristo stesso insegna ai discepoli ed in loro a tutti gli uomini a rivolgersi a Lui come “Padre nostro”), si arriva a scoprire, e quindi a proporre come ingrediente della fede, che Dio ha un solo Figlio che scaturisce da Lui senza l’intermediazione, come avviene per gli altri uomini, di un padre e di una madre impastati di carne ed ossa, e che pertanto rimane, per eccellenza, quell’“Unigenito” di cui si impreziosiscono le verità di fede esibite dal Credo e da quanti lo recitano sapendo quel che dicono.

E com’è che Dio genera l’“Unigenito”? Anche a questa domanda il Credo ha parole per tentare una risposta, alla quale aprirà l’orecchio e la penna la prossima scorribanda teologica che verrà escogitata dalla

Redazione



[1] Se n’è disquisito su La Césa di Sant e dintorni del maggio 2004, pp. 4-5: Credo in... “Gesù Cristo”: un doppione contestabile?

[2]Crediamo [...] in un solo Signore nostro Gesù Cristo Figlio di Dio, nato unigenito dal Padre” (in greco: “ghennethénta ex toû Patròs monoghenè”, e in latino: “natum ex Patre unigenitum”) (Heinrich Denzinger, Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum, edizione bilingue a cura di Peter Hünermann, Edizioni Dehoniane, Bologna, 1995, pp. 64-65).

[3]Credo [...] in un solo Signore Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio” (in greco: “tòn hyiòn toû Theoû tòn monoghenè”; in latino: “filium Dei unigenitum” ( ibid., pp. 90-91).

[4] Esodo, 4, 22 (La Bibbia, a cura di La Civiltà cattolica, Editrice Àncora, Roma, 1974, p. 112).

[5] Giobbe, 1, 6 (ibid., p. 731).

[6] Salmi, 81(82), 6-7. Ulteriori rinvii sono indicati, per esempio, in: Catechismo della Chiesa cattolica, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1992, p. 124 n. 441, e in: Luigi Maggiali, Tu sei il mio figlio, il prediletto, Città Nuova, Roma, 2003, pp. 15-16.

[7] Un panorama efficacemente sintetico delle eresie e delle risposte ad esse si trova, per esempio, in: Commissione Episcopale per la dottrina della Fede, la Catechesi e la Cultura, Signore, da chi andremo? - Il catechismo degli adulti, Edizioni Conferenza Episcopale Italiana, Roma, 1981, pp. 520-521.

[8] L. Maggiali, Tu sei il mio figlio, cit., p. 37.

[9] Vengono elencati e commentati nel Catechismo della Chiesa cattolica, cit., pp. 124-125 nn. 442-444.

[10] Giovanni, 1, 14 e 18 (La Bibbia, cit., p. 1712; L. Maggiali, Tu sei il mio figlio, cit., p. 33).

[11] Giovanni, 3, 16 e 18 (La Bibbia, cit., p. 1717).

[12] 1ª Lettera di Giovanni, 4, 9 (La Bibbia, cit., p. 2002; L. Maggiali, Tu sei il mio figlio, cit., p. 34).

 
Preghiera del mese

Ave o Maria, piena di grazia.

Il Signore è con te.

Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del seno Tuo: Gesù.

Santa Maria, madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen

Per informazioni e segnalazioni su questo sito inviare una mail a: bassib@libero.it  © Bruna Bassi e Vincenzo Risolo