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PARROCCHIA DI
OGNISSANTI
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A quarant’anni dalla sua
conclusione Che dice di nuovo il
Vaticano II? L’8 dicembre 2005 saranno quarant’anni da quando nella basilica di San Pietro a Roma si è ufficialmente concluso il Concilio Ecumenico Vaticano II che aveva avuto inizio l’11 ottobre 1962: un avvenimento salutato da tutti come una nuova primavera per la Chiesa. Ad indirlo era stato il “papa buono” Giovanni XXIII, ma a portarlo avanti, concluderlo e ad avviarne l’attuazione era stata la saggezza di papa Montini, Paolo VI. Nella storia della Chiesa abbiamo avuto vari Concili; i più importanti sono stati certamente quelli dei primi sei secoli, nei quali è stata formulata la dottrina riguardante il mistero della Trinità e la persona di Gesù nella sua natura divina ed umana. Il Concilio riunisce insieme il Papa e i Vescovi di tutta la Chiesa ed ha come obiettivo quello di difendere la fede cristiana, di approfondirla, di verificare e di aggiornare, alla luce della Parola di Dio e della Sacra Tradizione, la vita della Chiesa in quanto tale e nel suo rapporto con il mondo, specialmente in ordine ai problemi di morale riguardanti persone e popoli. Tra i vari documenti che il Vaticano II ci ha lasciato come frutto di molte assemblee, occorre citarne soprattutto quattro che, per la loro importanza, sono chiamati Costituzioni: il documento sulla Liturgia (Sacrosanctum Concilium, 4 dicembre 1963), quello sulla Chiesa (Lumen gentium, 21 novembre 1964), quello sulla Parola di Dio (Dei Verbum, 18 novembre 1965) e quello sulla Chiesa nel mondo contemporaneo (Gaudium et spes, 7 dicembre 1965). Si tratta di temi, meglio ancora di realtà costitutive per la vita della Chiesa e per la sua missione evangelizzatrice. Si è voluto approfondire e riscoprire la necessità e l’importanza della Parola di Dio, contenuta nella Bibbia e nella Sacra Tradizione della Chiesa; la Parola di Dio deve guidare la Chiesa, perché essa rivela il progetto di Dio; Cristo è la stessa Parola di Dio; a Cristo la Chiesa deve sempre riferirsi come “luce delle genti” ed ha il compito di predicare e di annunciare la Parola di Dio, di celebrarla. Il Concilio, inoltre, ha fatto emergere l’importanza della vita liturgica, dei Sacramenti ed in particolare dell’Eucaristia, fonte e culmine di tutta la vita cristiana. I Sacramenti, infatti, sono i punti nodali della vita liturgica, perché è nella Liturgia che la Chiesa manifesta il suo mistero, in quanto la Liturgia edifica il Popolo di Dio. Inoltre tutta la vita liturgica della Chiesa ha il suo punto centrale nell’evento della Pasqua di Cristo, tanto che si può dire che tutta la Liturgia della Chiesa è pasquale. Il Concilio ha poi voluto donarci una nuova visione di Chiesa alla luce della Parola di Dio e di tutta la Tradizione. E’ una Chiesa che nasce dal mistero della Trinità, ed è un popolo storico che ha le sue radici lontane nel popolo eletto di Israele; è, in pratica, il popolo nuovo di Dio, che ha come capo Cristo, come legge l’amore e nel quale tutti sono uguali per dignità e nel quale i Vescovi, i Presbiteri, i Diaconi rivestono e svolgono un ruolo di servizio perché tutti possano vivere la grazia del loro Battesimo. Di fronte alle fratture che nei secoli si sono verificate all’interno della cristianità, spetta alla Chiesa l’impegno per la ricerca dell’unità con la Chiesa ortodossa e con le comunità cristiane del mondo protestante ed anglicano; per raggiungere questo scopo sono indispensabili dialogo, collaborazione, fraternità. Ascolto e dialogo sono indispensabili anche nei rapporti con le religioni non cristiane, perché anche in esse agisce Cristo e sono presenti elementi di verità e di bene. Il Concilio ribadisce anche la convinzione che la Chiesa tutt’intera è santa e peccatrice nello stesso tempo; e nella consapevolezza che il peccato non le è estraneo, deve tendere incessantemente alla santità per conformarsi a Cristo, e quindi non cessare di purificarsi e convertirsi. Il Concilio infine ha approfondito il tema della Chiesa nel mondo: non una Chiesa contro il mondo e staccata dal mondo degli uomini, ma una Chiesa dentro la storia e che fa suoi i problemi, le gioie, le fatiche e le sofferenze degli uomini; non una Chiesa che lavora solo per se stessa, ma che si pone a servizio del mondo, dei veri valori morali, del matrimonio, della salvaguardia del creato; una Chiesa che annuncia Cristo a tutti e propone Cristo come l’uomo vero e perfetto, perché solo in Lui possiamo trovare la chiave per diventare veri uomini e per creare una vita e una cultura a misura d’uomo. Il Concilio Vaticano II è stato una grande grazia per la Chiesa perché ha segnato una svolta epocale nella sua vita e nella sua teologia, e per tutti i cristiani; per questo, come ogni grazia e ogni dono, va apprezzato, amato, accolto. Nei quarant’anni trascorsi dalla sua conclusione ufficiale, gli orientamenti del Concilio hanno dato un nuovo impulso alla Chiesa, un nuovo volto alla sua pastorale e alla sua missione evangelizzatrice. E’ risultato chiaro, per esempio, che la gerarchia deve essere modellata sullo stile di Cristo servo e che l’atteggiamento qualificante della Chiesa non può essere quello della semplice condanna, ma quello del dialogo e dell’ascolto, perché consapevole che non è lei, ma Cristo, a dare la salvezza agli uomini. Tutto questo si è avverato solo in parte e quindi su questi punti la Chiesa deve camminare e orientare le sue scelte pastorali. La comunità cristiana dal canto suo non deve mettersi in disparte, chiudersi nei propri problemi, ma, senza venir meno al suo compito specifico di annunciare Cristo e il Vangelo della Pasqua, deve collaborare con tutti per il bene comune e per “umanizzare” sempre di più l’uomo, tante volte ridotto a semplice oggetto. Insomma, il Concilio Vaticano II, come del resto ogni Concilio, è un punto di arrivo e nello stesso tempo un punto di partenza: è il frutto, quindi il punto d’arrivo, di tanti stimoli presenti da tempo all’interno della stessa Chiesa nel campo della Liturgia, degli studi biblici e teologici; nello stesso tempo diventa un punto di partenza, perché rimane un punto fondamentale di riferimento, di non ritorno per una pastorale più dinamica, più incisiva, più rispondente al progetto del Signore e nel medesimo tempo più efficace per il bene degli uomini e dei popoli. A questo punto sorgono alcune domande: perché per tanti il Concilio è solo un avvenimento passato, con il pericolo di dimenticarlo? Perché non riprendere in mano i documenti conciliari per fare un esame di coscienza e per avere nuovi e veri stimoli per essere una comunità cristiana più autentica, più trasparente e quindi più vera? Non si tratta qui di ritornare al Concilio per una vaga ed arida nostalgia: interrogarci sul Concilio e sulle sue linee teologiche e pastorali è un dovere, è una urgenza pastorale, è un obbedire alla voce dello Spirito, è un segno di amore verso la Chiesa stessa e verso il mondo. Don Luigi
Concilio foto 1 – La Basilica di San Pietro trasformata in aula conciliare (da: Anno Santo – Il Giubileo della Redenzione 1983-’84 fra cronaca e storia, un’opera realizzata da Famiglia Cristiana, aprile-settembre 1983, p. 58). 2 – Giovanni XXIII, l’iniziatore del Concilio Ecumenico Vaticano II (qui in visita agli ammalati in un ospedale; da: Anno Santo, cit., p. 57). 3 – Paolo VI (a destra), che ha portato a termine ed ha avviato l’attuazione del Concilio, qui a colloquio con il card. Albino Luciani che gli succederà per soli 33 giorni nel 1978 con il nome di Giovanni Paolo I (ibid., p. 58). 4 – Giovanni Paolo I riceve l’omaggio del card. Karol Wojtyla che sarà il suo successore con il nome di Giovanni Paolo II (da: L’Osservatore Romano – 120 anni di storia della Chiesa e del mondo, supplemento al numero del 13 dicembre 1981, p. 40) 5 – Schema organizzativo del Concilio (da: L’Osservatore della domenica – Il Concilio Ecumenico Vaticano II, numero speciale del gennaio 1966, p. 36) 6 – Un convegno indetto per rinfrescare le novità del Concilio alle soglie del 40° della sua conclusione (Avvenire, 28 novembre 2004, p. 28). - Riproduzioni di Gaetano Bonatti, 30 novembre 2004 - |
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