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PARROCCHIA DI
OGNISSANTI
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Che cosa ne capisco del Credo? L’Unigenito “nato dal Padre prima di tutti i secoli”: chi c’era? “E com’è che Dio genera l’“Unigenito”?”: con questo... disattento interrogativo la Redazione sospendeva la sua curiosa indagine sulle perentorie asserzioni del Credo cattolico[1]. E’ un interrogativo “disattento”, che meriterebbe una scomunica per presunzione da ignoranza o da disattenzione, perché la suddetta Redazione non si è accorta che il Credo, subito dopo avere proclamato che Gesù Cristo è “unigenito Figlio di Dio”, non definisce immediatamente “come”, ma “quando” Egli ha avuto inizio. Infatti sentenzia che l’Unigenito è “nato dal Padre prima di tutti i secoli”[2]. Ed in pratica stabilisce che il Suo è un inizio... senza inizio. Gli estensori del testo del Credo, per individuare e comunicare la “verità” cronologica sulla nascita dell’Unigenito, non hanno potuto far altro che ingaggiare l’unico strumento disponibile e, di solito, efficace: la parola. La parola che gli uomini hanno inventato non per catturare dentro di essa la mai sperimentata realtà del divino, ma la misurabile concretezza delle realtà tangibilmente sperimentabili. E sperimentando in continuità il sorgere ed il tramontare del sole, l’accendersi e lo spegnersi dei fiori, il nascere ed il morire, hanno inventato le parole che permettono loro di intendersi sulla “misura” o “lunghezza” o “estensione” di tali fenomeni universali, e così hanno impilato nella loro nomenclatura del mondo i termini in crescendo “attimo”, “minuto”, “ora”, “giorno”, “mese” (lasciamo perdere la “settimana” che non appartiene, in origine, a tutte le culture, ma solo a quella giudaico-cristiana), “anno”, “secolo”: in antico non osavano parlare di “millennio”, perché mai nessuno aveva sperimentato che cosa significasse vivere per mille anni, nemmeno il padre Adamo che, stando alla Bibbia, sarebbe morto a 930 anni, battuto quasi sul filo di lana solo da Matusalemme che di anni ne avrebbe messi sulle spalle ben 969[3]. Ed allora, per indicare uno spazio (già! lo spazio: un’altra dimensione da cui... come facciamo a liberarci?), uno spazio di tempo che quasi nessun uomo riesce (o, meglio, riusciva, perché di umane querce che superano i cento anni ne spunta qualcuna ogni giorno) a sperimentare, si ingaggiava la parola “secolo” e il “per omnia saecula saeculorum” (attraverso o lungo tutti i secoli dei secoli), al termine di quasi tutti gli “oremus”, dipinge verbalmente la non misurabile durata futura di Dio e di quanto con Lui si raccorda. La durata futura: e si parla di durata perché ostinatamente nella testa di quell’attimo fuggente che è l’uomo, danza l’illusione potersi fare un’idea di che cos’è la realtà senza tempo e senza spazio come è Dio. Ma i bravi esploratori del Divino che, dopo aver filtrato con somma astuzia intellettuale (aiutati in questo dallo Spirito Santo? Per i credenti, sì) i termini lessicali, hanno coniato i cosiddetti “articoli” del Credo, devono essersi detto: “Va bene guardare al futuro, tenendo i piedi nel nostro presente, ma Dio c’era anche prima di noi, e prima di noi c’era anche il nebuloso splendore di un Padre che ha generato un Figlio, un Figlio unigenito... Quanto tempo fa è avvenuta questa generazione?”. Ed hanno risposto con la stessa traballante certezza con cui hanno definito il futuro di Dio: ricorrendo ai secoli, e per dire che si tratta di una distanza non sperimentabile e quindi non rapportabile al palmo di naso con cui siamo soliti calcolare noi il tempo, hanno convertito il “per omnia saecula” in “ante omnia saecula”. Quando Dio Padre ha generato il Figlio? Prima che iniziasse il tempo, e prima che iniziasse il tempo che cosa c’era? C’era solo “il Presente”, dal quale... è nato un Figlio che si è fatto storia, tuffandosi nella nostra realtà intessuta di “prima” di “poi”. A questo punto diventa davvero maturo l’interrogativo: “E com’è che Dio genera l’“Unigenito”?”, ma di fronte ad esso, per ora, risultano scariche le batterie responsive della Redazione Didascalia: Con
l’azzurro del cielo e dentro l’aurea luce dell’infinito, un miniatore ha
tentato di rendere visibile l’inimmaginabile immaterialità di Dio Padre
(manoscritto 55 K 10, foglio 51verso
della Biblioteca Corsiniana di Roma; riproduzione di Gaetano Bonatti). [1] La Césa di Sant e dintorni, Natale
2004-Capodanno 2005, p. 5: Gesù Cristo “...Unigenito Figlio di Dio...”: Lui... e noi che figli siamo? [2] Il latino dice: “Et ex Patre natum ante omnia saecula”, e ancor prima in greco diceva: “tòn ek toû patròs ghennethénta prò pànton tôn aiònon” (Heinrich Denzinger, Enchiridion Symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum, Edizione bilingue a cura di Peter Hünermann, Edizioni Dehoniane, Bologna, 1995, p. 90) [1] M.Conte a Coronata, Instit. Iuris eccles.,1, Torino 1920, n.685 sg. Il CIC definisce Pia Unione un’associazione di fedeli istituita a scopo di pietà o di carità. Prima della promulgazione del CIC , le Unioni Pie pur essendo associazioni approvate dalla Chiesa non una personalità giuridica e col decreto di approvazione ricevono un pubblico riconoscimento che vale loro per ottenere grazie spirituali e indulgenze. I membri dell’Unione Pia restano uniti da vincolo personale e possono separarsi a loro volontà. Sotto questa forma le Unioni Pie hanno cominciato a comparire nella Chiesa dopo il Concilio di Trento e si sono poi via via diffuse in tutto il mondo cattolico. [2] Con i provvedimenti napoleonici del 1810? , vennero soppresse in Parma diverse chiese fra cui anche quella del Quartiere. [3] In un primo tempo l’annua prestazione ammontava a lire nuove 23,78 poi ridotta a lire 20. [4] Leggasi i membri dell’Unione Pia Beata Vergine della Salute [5] leggasi colera [6] Codice di Diritto Canonico |
Preghiera del mese
Ave o Maria, piena di grazia. Il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del seno Tuo: Gesù. Santa Maria, madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen |
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