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PARROCCHIA DI
OGNISSANTI
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Un gioiello nascosto in
Oltretorrente
La cappella della Beata
Vergine dell’Orto
Come molte altre città italiane anche Parma possiede un ricco patrimonio di tabernacoli, edicole votive e immagini sacre disseminate lungo le vie cittadine, testimonianza della devozione popolare e soprattutto del culto della Vergine. In passato le maestà erano sicuramente più numerose di quelle che si possono contare oggi. Tuttavia sono pur sempre una cinquantina le opere rimaste tra dipinti, cappelline, formelle, ex-voto e lastre scolpite, molte delle quali collocate in Oltretorrente.Nell’area compresa tra le abitazioni del primo tratto di via Tommaso Gulli e il limite dei giardini delle case di via della Salute sopravvive una piccola e antica cappella dedicata alla Beata Vergine dell’Orto. Tutta questa zona ha subìto consistenti trasformazioni urbanistiche in seguito all’elaborazione di un piano regolatore per il risanamento dell’Oltretorrente, approvato nel 1928 e portato a compimento nei decenni successivi. Negli orti che si stendevano fra strada del Quartiere, borgo San Giuseppe, via della Salute e viale Vittoria, venne creata piazza Matteotti e furono tracciati nuovi percorsi: il secondo tratto di via Riva, via I Maggio, via don Minzoni, via Gulli, via Rismondo e via don Bosco. La cappellina, che ora appare isolata, era a quell’epoca incastonata nella struttura di una vecchia casa colonica, poi demolita per costruire nuovi edifici.Analizzando la cartografia storica, si scopre che la cappellina era raggiungibile percorrendo uno stradello posto di fronte all’attuale borgo dei Grassani. La piccola costruzione doveva dunque essere frequentata e rivestire una certa importanza per la vita di tutto il quartiere, fatto che pare confermato anche dalla presenza di una cassetta per offerte, collocata nel pilastro a destra dell’ingresso. Tale ruolo significativo venne meno quando nel corso del Novecento, in seguito alla realizzazione di nuove abitazioni affacciate su borgo San Giuseppe, fu eliminato il percorso d’accesso. Da quel momento l’edificio rimase nascosto alla vista e piano piano se ne perse anche il ricordo.La cappella era stata costruita nel XVII secolo a ridosso del muro esterno di una casa colonica posta fra terreni ortivi solcati dal canale Cinghio, allora di proprietà dei conti Arcioni, nei pressi di altri edifici sacri sorti in quel periodo: l’oratorio di San Giobbe e la chiesa di San Giuseppe. Ed in effetti la cappella porta in alto, scolpito nel marmo, lo stemma inquartato della famiglia Arcioni. Di origini romane, un ramo di tale casata si stabilì a Parma a partire dal XV secolo, vantando tra i suoi esponenti numerosi ecclesiastici. Gli Arcioni dimoravano in Capo di Ponte, nelle vicinanze dell’antichissima chiesa di San Giacomo, all’interno della quale possedevano una cappella gentilizia.La cappellina di via Gulli è chiusa da un’alta cancellata. Contiene un altare ligneo a due gradi sovrastato da un dipinto raffigurante la Beata Vergine dell’Orto. La Madonna appare seduta e sorregge il piccolo Gesù. Il Bambino, stando in piedi sulle ginocchia della madre, l’abbraccia teneramente. Entrambe le figure hanno il capo ornato di corone in lamina metallica. In realtà l’immagine è dipinta sul muro, probabilmente ad affresco. Su di essa, per proteggerla, è stata poi applicata una cornice finemente intagliata, chiusa da un vetro. Sulla parete di fondo della cappella compaiono anche i dipinti di due santi a comporre lo schema più complesso di una Sacra Conversazione. La figura sulla destra è probabilmente Maria Maddalena con abiti sgargianti, lunghi capelli biondi e vasetto degli unguenti; quella a sinistra rappresenta San Giovanni Battista, vestito di pelli animali e con la croce di giunco.La cappella mostra una struttura in mattoni parzialmente intonacata, semplice e rigorosa nella parte bassa, più mossa e articolata nel coronamento. Due lesene di ordine composito fiancheggiano l’ingresso e sostengono una trabeazione a sua volta sormontata da un fastigio ad arco, raccordato alla parte sottostante per mezzo di volute. Ai lati delle volute, due pilastrini con vasi. E’ collocato nel fastigio lo stemma degli Arcioni di cui si è detto, mentre la testa di un cherubino sporge curiosamente dal frontone centinato che sovrasta il tutto.Varie famiglie si sono succedute nella proprietà dei terreni su cui sorge la cappella. Ancora degli Arcioni nel 1767, passata in eredità ad Angelo Bianchi Fogliani[1], il catasto del 1853 assegna la proprietà al maggiore Giuseppe Stocchi e il successivo aggiornamento dei primi del Novecento a Giuseppe Holland. Oggi l’edificio appartiene alla famiglia Negri Conforti.Le opere pittoriche all’interno del piccolo oratorio sono sicuramente di buon livello, ma lo stato di conservazione generale risulta in parte compromesso da interventi decorativi recenti e dalla pesante ridipintura degli apparati lignei. Perfettamente integra appare invece la struttura architettonica.Arch. Cristina Lucchini Bibliografia: Aldo Emanuelli, La Beata Vergine
dell’Orto, in Aurea Parma, XVIII (1934), fasc. I, pp. 19-22. Il Blasone Parmense
dell’Archivio di Stato di Parma, a cura di Marzio Dall’Acqua, in: Roberta Roberti, Guida alle origini dei Cognomi Parmigiani, PPS Editrice, Parma,
1998, p. 394. Maurizio De Meo,
Le antiche famiglie nobili e notabili di
Parma e i loro stemmi, Palatina editrice, Parma 2000, vol. I : A-C, pp. 38 e 298. Roberto Mora, La beata Vergine dell’Orto, in Bella Parma, n. 5, luglio-settembre 2004, pp. 14-15. Cristina Lucchini, Scampata al piccone, in Gazzetta
di Parma, 15 febbraio 2005, p. 31. [1] Angelo Bianchi Fogliani (1753-1845) era un Arcioni per parte di madre, essendo figlio del Conte Camillo Bianchi Fogliani e di Paola Arcioni (Roberto Lasagni, Dizionario biografico dei parmigiani, PPS Editrice, Parma 1999, vol. I, p. 520). |
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