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PARROCCHIA DI
OGNISSANTI
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BREVE STORIA DEL SOGNO: MESSAGGIO DEGLI DEI E SPECCHIO
DELL’INCONSCIO Il sogno è l’ingrediente più misterioso e impalpabile del sonno.
Molte persone dicono di non sognare o di non
ricordare i propri sogni, ma è ormai stato accertato che l’attività mentale
non cessa mai, neanche quando dormiamo. Secondo
la brillante metafora di Friedrich Schiller (1759-1805), quando ci addormentiamo
“le guardie alle porte dell’intelletto”
vengono rimosse, e il cervello può lasciare così liberare le sue passioni e
suoi umori. Per questo motivo, il sogno assume caratteri di rivelazione e
l’uomo di ogni tempo, cultura e società ha percepito intuitivamente il suo
potenziale dedicandogli grande attenzione in maniera più o meno consapevole o
volontaria. Nel sogno ha trovato l’ebbrezza della libertà, l’annullamento
dei limiti e dei confini, il piacere e la paura di potere tutto, l’abolizione
delle distinzioni. Sognare, infatti, consente a chiunque, al di là dei propri
limiti convenzionali, di valicare i confini del tempo e dello spazio, di amare e
odiare, di vivere le proprie paure o di avere profondo coraggio, di morire per
trasformarsi. Dormire vicino alle tombe per ricevere i
poteri dei defunti era una pratica in uso tra i Celti, nell’America del Sud,
nell’Amazzonia, come l’acquisizione dei poteri attraverso i sogni. Questi
metodi sono comuni a popoli molto distanti e diversi fra loro. La trasmissione e
l’acquisizione assumono le forme e le movenze degli “animali superiori”
(felini, rapaci, delfini, elefanti) con l’imitazione dei passi e dei suoni
magici nel linguaggio sciamano, ossia la “Lingua della Natura”. Lo stretto legame tra sogno e
morte ricorre in maniera universale nelle diverse culture prefigurando una sorta
di identica matrice. Per gli antichi greci il regno dei sogni si trova presso
l’ingresso dell’Ade. Per i tibetani l’uomo sogna proprio per abituarsi
alla morte e, se sfrutta consapevolmente questa possibilità, sogna per
prepararsi a vivere il trapasso in maniera adeguata, guadagnandosi
l’opportunità di scegliere la successiva incarnazione. Il timore della morte
è quindi ingiustificato, poiché tale trasformazione sottintende un’idea di
progresso evolutivo o meglio, un risveglio della consapevolezza intesa come
coscienza del proprio stato. Secondo
quanto sostengono i monaci tibetani, svegliarsi significa accedere ad un mondo interiore sorprendente,
non-duale e senza limiti, in cui non esistono segreti ma solo rivelazioni. In
Oriente, un vero illuminato, un buddha
(termine che, non a caso, significa “risvegliato) è colui che non sogna più.
Non ne ha bisogno, poiché in lui conscio e inconscio si sono ricongiunti e
costituiscono un’evidente, unica realtà. Ma il sogno non
è solo l’interfaccia della morte o una ricongiunzione interiore, ma è anche
un elemento importante di connessione col divino. Nella tradizione
islamica, il sogno diventa il mezzo espressivo per eccellenza con cui Dio si
rivolge agli uomini comuni, e non solo ai Profeti concedendo loro una piccola
rivelazione, figlia minore della profezia stessa. Sognare diventa quindi la
possibilità stessa di aprirsi alla profezia e di esplorarne le infinite vie.
L’interprete del sogno, il “mu’abbir”,
non è un veggente, ma un dotto, un indottrinato. Nella tradizione
biblica un ruolo fondamentale rivestito dai sogni è Dio che si manifesta
direttamente per trasmettere un ordine o un avvertimento. Lo scopo del sogno è
quello di trasmettere un messaggio, tanto che la visione è sempre connessa alla
parola, diretta o enigmatica. Fondamentale il
sogno che annuncia a Giuseppe la Nascita e lo induce ad accettare come sposa
Maria incinta: Ora
quando aveva già preso una tale risoluzione, ecco che un Angelo del Signore gli
apparve in sogno per dirgli: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di
prendere con te Maria, tua sposa: ciò che in lei è stato concepito è opera
dello Spirito Santo. Darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù, egli
infatti salverà il suo popolo dai peccati”. Tutto ciò è accaduto affinché
si adempisse quanto fu annunciato dal Signore per mezzo del profeta. Tuttavia, a causa di questo forte sapore di
arcano, nel Medioevo europeo la tendenza alla demonizzazione del sogno diventa
predominate, tanto da assimilare l’interpretazione dei sogni ad una pratica
simile all’eresia. Come la sessualità, la dimensione onirica è per l’uomo
un baluardo di libertà e di forza e stimola la paura dell’ingestibilità, da
cui consegue una naturale reazione di censura.
Sarà comunque
l’irruzione della ratio cartesiana a porre le basi per la moderna interpretazione dei
sogni di cui Sigmund Freud (1856-1939) ha offerto la visione più sistematica.
Spogliato il sogno di ogni valenza straordinaria, l’uomo può finalmente
contestualizzare l’esperienza onirica, renderla un fatto storico e fare i
conti con l’inconscio i cui unici misteri finiscono per essere la nostalgia
per l’infanzia e la necessità di appagare desideri inespressi. … i sogni dei
bambini piccoli sono generalmente semplici... Non offrono enigmi da risolvere ma
sono estremamente importanti per dimostrare che il sogno, nella sua intima
essenza, significa la realizzazione di un desiderio.
Ho potuto raccogliere qualche esempio di questi sogni dal materiale fornito dai
miei figli. Sebbene Freud
abbia raccolto consensi diffusi e spesso entusiastici, non sono mancate le
critiche per la sua impostazione centrata quasi esclusivamente sulla sfera
sessuale e sulla libera associazione di idee. Inoltre per i detrattori di Freud,
l’interpretazione dei sogni ha scarsi gradi di certezza perché risulta
eccessivamente condizionata dalla personalità dell’osservatore. Secondo Paul
Valéry (1871-1945), ragionare su dei racconti di sogni è un errore. Le teorie di Freud sono basate
su racconti di un uomo sveglio a un altro. Questi racconti sono privi di ogni
possibile controllo e risultano necessariamente falsi perché il linguaggio non
può descrivere un sogno senza alterarne le caratteristiche essenziali. Il sogno
si produce durante il sonno e ogni trasposizione rischia di minare il grado di
certezza delle osservazioni. C’è tuttavia una
simbolica del sogno, una possibile traduzione delle immagini e delle situazioni
che trascende i limiti del linguaggio. E sarà Carl Gustav Jung (1875-1961) a
sviluppare questo aspetto interpretativo restituendo pienamente al sogno la sua
valenza universale accomunandolo agli archetipi, simboli collettivi che fanno
parte di un patrimonio psichico e spirituale che appartiene a tutti e che risale
ai sogni primordiali: Ci
sono molti simboli che non sono individuali, ma collettivi nella loro origine e
nella loro natura. Si tratta soprattutto di immagini religiose. Il credente
suppone che esse abbiano provenienza divina, cioè che siano rivelate
all’uomo. Lo scettico sostiene precisamente che esse sono puro frutto di
invenzione. Entrambi sono in errore. E’ vero, come osserva lo scettico, che i
simboli e i concetti religiosi sono stati oggetto per secoli di una elaborazione
accurata e del tutto consapevole. D’altra parte, è a tal punto sepolta nel
mistero del passato che essi non sembrano avere un’origine umana. In realtà,
essi non sono altro che “rappresentazioni collettive” emananti dai sogni
primordiali e dalle fantasie creative. In questi termini sono manifestazioni del
tutto spontanee e non invenzioni intenzionali. L’esigenza di esplorare il sogno appartiene
dunque all’uomo e qualsiasi sia la cultura di riferimento, la ricerca approda
da sempre alle stesse rivelazioni. Dalle culture tradizionali alla psicologia
nata in Occidente, interpretare i sogni significa svolgere un lavoro
fondamentale per la conoscenza di se stessi, in quanto consente all’uomo di
vivere in stretto contatto con il proprio inconscio, scoprendo quella parte di sé
spesso rimossa perché vera, estremamente sincera e primitiva, a volte dolorosa
o persino scomoda da riconoscere. Dr. Liborio Parrino Centro di
Medicina del Sonno Università di
Parma BIBLIOGRAFIA Freud S., L’Interpretazione dei Sogni. BUR,
Milano 1986. Fusco Z., Interpretazioni del Sogno: mito, divinazione, psicologia dalle civiltà
tradizionali a oggi. Alberto Castelvecchi Editore, Roma 2004. Valéry P., Quaderni. Volume Quarto. Adelphi
Edizioni, Milano 1990. Didascalie: 1 – Il celebre
decodificatore dei messaggi divini nascosti sotto le immagini del sogno è il
biblico Giuseppe, figlio di Giacobbe. Finito in carcere per colpa della moglie
di Potifar, che lo ha accusato di esserlesi presentato per “divertirsi” con lei, si trova in
compagnia di un “capo dei coppieri”
che una mattina gli racconta questo sogno: “mi trovavo dinanzi a una vite. Aveva tre rami. Li vidi germogliare, poi
fiorire e infine portare a maturazione grappoli d’uva. Io avevo in mano la
coppa del faraone, colsi l’uva, ne spremetti il succo nella coppa e la porsi
al faraone”. E Giuseppe: “L’interpretazione
del sogno è questa [...]. I tre rami
rappresentano tre giorni. Fra tre giorni il faraone si occuperà fi te: ti
restituirà il tuo incarico. Tu gli porgerai di nuovo la coppa, come facevi
prima quando eri il suo coppiere”. E cisì è avvenuto (Genesi 40, 9-13; da: La Bibbia
interconfessionale, Editrice Elledici e Alleanza Biblica Universale,
Torino-Roma, 2003, p. 65). - Il sogno e la sua realizzazione sono luminosamente
sintetizzati in questa miniatura del manoscritto 5 della Biblioteca Comunale di
Cherbourg (riproduzione di Gaetano Bonatti). 2 - Qui è il faraone a fare un sogno
ambiguo: “stavo sulla riva del Nilo.
Vidi uscire dal fiume sette vacche belle, molto grasse, che mangiavano l’erba
della riva. Improvvisamente dal fiume salirono dietro di loro altre sette
vacche, ma così magre e brutte che in Egitto non ne ho mai visto di uguali.
Queste ultime divorarono le prime sette, quelle belle e grasse. Ma sebbene le
avessero ingoiate non si vedeva affatto: il loro aspetto era brutto come prima.
A questo punto mi sono svegliato. Poi sognai di nuovo: Vidi sette spighe belle,
gonfie di grano, che crescevano su di un unico stelo.. Ma dietro di loro
spuntarono altre sette spighe esili e striminzite, rinsecchite a causa del vento
del deserto. Queste ultime inghiottirono le sette spighe belle”. E
Giuseppe: “I due sogni hanno lo stesso
significato. Con essi il Signore vi fa sapere quello che sta per fare. Le sette
vacche belle e le sette spighe belle rappresentano sette anni. Si tratta quindi
di un unico sogno. Le sette vacche brutte e malconce e le sette spighe esili e
riarse dal vento del deserto rappresentano anch’esse sette anni: sette anni di
carestia. Proprio come ho detto prima, il Signore vi fa sapere quel che sta per
fare. Nei prossimi sette anni vi sarà grande abbondanza in tutto l’Egitto.
Poi seguiranno sette anni di carestia che cancelleranno in Egitto ogni ricordo
dell’abbondanza precedente. La fame consumerà il paese, e sarà così grande
che non si saprà più cos’è l’abbondanza” (Genesi, 41, 17-31; ibid., pp. 65-66). -
Il sogno del faraone è immortalato in questo mosaico che brilla nel Battistero
del Duomo di Firenze (riproduzione di Gaetano
Bonatti). 3- La Bibbia lo presenta come
un’apparizione e non come un sogno, ma, siccome il fenomeno capita ad un
addormentato che si sveglia e si riaddormenta, lo si può equiparare, senza
commettere eresia, ad un sogno: è il fatto che capita al profeta Elia, in fuga
dalle manovre omicide della perfida regina Gezabele. Il povero servo del
Signore, sfinito da una giornata di marcia nel deserto, si addormenta sotto una
ginestra, “ma all’improvviso un angelo lo svegliò e disse: “Alzati e
mangia”. Subito notò accanto alla sua testa una focaccia, di quelle cotte su
pietre arroventate, e una brocca d’acqua. Dopo aver mangiato e bevuto, si mise
di nuovo a dormire. L’angelo del Signore lo svegliò una seconda volta:
“Mangia ancora – gli disse perché il cammino sarà molto lungo per te”.
Elia si alzò, mangiò e bevve. Poi, rinforzato da quel cibo, camminò quaranta
giorni e quaranta notti, fino all’Oreb, il monte di Dio” (I Re, 19, 5-8; ibid., p. 415). - Qui Elia è svegliato dall’angelo
secondo il pennello di Philippe de Champaigne (1656-1662): un’opera che si può
ammirare nel Musée de Tessé a Le Mans (riproduzione di Gaetano Bonatti, da: Episodi e personaggi della Bibbia,
Losapevi dell’arte, prima parte, Electa, Gruppo Editoriale L’Espresso,
Stabilimento AGR, Pomezia – Roma, luglio 2004, p. 115)). 4 – Un San
Giuseppe addormentato riceve la visita di un angelo in un affresco che campeggia
sulla parete nord di una scala dell’ex Santa Maria Maddalena del Tempio, ora
sezione linguistica del Liceo Scientifico “Guglielmo Marconi” di Parma in
Via Pio Benassi (Maria Linda Di Renzo, “Il
sogno di San Giuseppe” e altre divagazioni, in La Césa
diSant e dintorni, Natale 2000-Capodanno 2001, pp. 13-19). Incerto è di
quale sogno si tratti: se quello in cui Giuseppe è invitato a fuggire in Egitto
o a tornare dall’Egitto, secondo quanto scrive l’evangelista Matteo: “Dopo la partenza dei sapienti, Giuseppe fece
un sogno. L’angelo di Dio gli apparve e gli disse: “Alzati, prendi con te il
bambino e sua madre e fuggi in Egitto. Erode sta cercando il bambino per
ucciderlo. Tu devi rimanere là, fino a quando io non ti avvertirò”. Giuseppe
si alzò, di notte prese con sé il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto”
(2, 13-14), e poi: “Dopo la morte di Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a
Giuseppe, in Egitto. L’angelo gli disse: “Alzati, prendi il bambino e sua
madre e torna nella terra d’Israele: perché ormai sono morti quelli che
cercavano di far morire il bambino”. Giuseppe si alzò, prese con sé il
bambino e sua madre e ritornò nella terra d’Israele” (2, 19-21; ibid.,
p. 1333) (foto di Gaetano Bonatti, 10
marzo 2000, ore 11.00). [1] Angelo Bianchi Fogliani (1753-1845) era un Arcioni per parte di madre, essendo figlio del Conte Camillo Bianchi Fogliani e di Paola Arcioni (Roberto Lasagni, Dizionario biografico dei parmigiani, PPS Editrice, Parma 1999, vol. I, p. 520). |
Preghiera del mese
Ave o Maria, piena di grazia. Il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del seno Tuo: Gesù. Santa Maria, madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen |
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