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Oltretorrente in versi

Alfredo Zerbini e l’anima della sua poesia

È possibile per un fervente, acceso, convinto comunista essere anche profondamente cristiano specie negli anni di fuoco politico dell’immediato dopoguerra? Verrebbe da dire di no perché, come dice il Vangelo, o si è per Cristo o si è per Barabba.

Eppure nell’Oltretorrente di Parma, la rossa, un uomo dalla penna facile, dal cuore generoso e dalla mente vulcanica, preso a braccetto dalla Musa, ha conciliato i due sentimenti opposti di spiritualità e di materialismo, trasferendo in versi dialettali e popolari il conflitto sociale che ha sempre turbato i popoli. È lui il poeta, è Alfredo Zerbini, uomo spinto dalla sua ribellione alle disuguaglianze sociali a lanciare con voce tonante un anelito di giustizia[1].

Sacra per lui è la parabola del cammello e della cruna dell’ago (Matteo 19, 24-25), fondamentale il suo credo politico della falce e martello. E in questo credo pone la speranza di un riscatto terreno così come dal Cristianesimo esige una risposta spirituale. Poeta e scrittore vigoroso e sanguigno, lotta per la pace e prova profonda angoscia al pensiero che il mostro della guerra possa ancora travolgere il mondo; leggiamo in una sua testimonianza al compagno Guido Masini: “… Nella vita degli uomini non potrà esservi mai nulla di tanto terribile da poter giustificare davanti a Dio gli orrori di una guerra. Non posso neppure lontanamente concepire come creature fatte a somiglianze dell'Eterno Amore, possano desiderare, volere questa orrenda cosa![2].

Parole sante.

Alfredo Zerbini nasce il 9 gennaio 1895 in una povera casa dello scomparso Borgo dei Minelli, muore il 29 novembre 1955 dopo lunghe sofferenze proprio in quell’Ospedalén che gli aveva ispirato la nota poesia della nonna ricoverata nell’ospizio[3].

Lo Zerbini poeta non aveva mai assunto atteggiamenti stravaganti: era il prototipo del travet archivista-bibliotecario, claudicante per i postumi di una ferita di guerra, autodidatta, umile fra gli umili, ma dignitoso e vigoroso.

Scapolo, abitava in una piccola stanza all’ultimo piano di una casa di Borgo Cocconi, praticamente una soffitta mansardata con vista sui tetti. L’ideale per uno scrittore, e quale scrittore!

Grazie alle sue attitudini letterarie e giornalistiche, di ricercatore e raccoglitore di memorie, di lettore di testi classici, acquisisce una cultura che gli consente una attività artistico-letteraria estesa e di tutto rispetto[4].

Giovanissimo, è attratto dalla politica di sinistra alla quale resta fedele sino alla fine.

Ricorrendo nel 2005 il 50° della sua morte, è doveroso dedicargli una pagina della sa così come è stato fatto per Renzo Pezzani[5] e per Luigi Vicini[6]; triade di poeti che fa onore alla nostra città, ognuno col proprio temperamento, ma con la stessa forza vibrante poetica per cantare Parma e le sue genti, ognuno preso da sentimenti di giustizia sociale in difesa della povera gente, ognuno colto da una accorata consapevolezza che il nostro bel dialetto andava scomparendo, ognuno permeato di religiosità, ma a differenza di Pezzani e di Vicini, poeti estatici, cantori con la lievità del sogno, aperti all’indulgenza, Zerbini è poeta sanguigno, popolare, travolgente, lapidario sebbene ricco nello stesso tempo di umanità e comprensione. Nell’appassionata difesa della nostra parlata, la sua opera poetica è solo in forma dialettale - per propria scelta - mentre la prosa è unicamente in lingua italiana, scorrevole, colta, riferita ad attività giornalistica, cronaca varia, letteratura, politica. Con il suo bel dialetto ha penetrato a fondo ed espresso vivacemente il colore, l’ambiente e i momenti della vita del popolo. Zerbini era un appassionato raccoglitore di memorie della sua città, perduta nei suoi vecchi borghi , nei viali, nei monumenti[7], soprattutto nei suoi personaggi, nei temi dell’anima popolare, nel suo dialetto gagliardo ed esplosivo.

Zerbini ci ha lasciato anche un’ampia raccolta di soprannomi, famosi stranòm[8], appellativi scherzosi, spesso ironici, talvolta malevoli che venivano attribuiti o, per meglio dire, stampati addosso ad una persona per sottolinearne le caratteristiche, e la povera persona non se ne liberava più.

Il dialetto dunque come comune denominatore dei nostri grandi poeti oltretorrentini del secolo scorso; ma non solo la nostra parlata ha accomunato Pezzani, Zerbini e Vicini, bensì - come è già stato detto prima - il profondo senso della giustizia sociale. Pezzani e Zerbini credettero nella politica per conseguire il riscatto della povera gente: il primo senza mai trovare l’ideale delle proprie aspirazioni passando dal partito socialista a quello dei fasci - subito ripudiato - poi solo confidando nel Cristianesimo, infine, ma per poco, si illuse che il Partito comunista italiano del dopoguerra potesse rispondere ai suoi principi. In questo partito, invece, Zerbini militò con costanza da giovanissimo, in clandestinità ed infine con animo libero e battagliero a guerra finita. Vicini non volle mai aderire ad alcun partito, uomo e poeta libero, ferito nel fisico e nel morale, credette nell’uomo con indulgente e intelligente ironia, se l’uomo sa guardare al fratello attraverso la natura e tutto il Creato.

Zerbini decisamente anticlericale si appella ai grandi della religione cristiana per sublimare suoi sentimenti di umanità e fratellanza; nei suoi versi accanto all’invettiva c’è spesso il richiamo al Santo inviato da Dio per moralizzare, per combattere l’avarizia e l’egoismo, per giustificare la ribellione del povero di fronte al benessere della borghesia che non sa capire l’indigenza altrui.

Il poeta tratta questo tema in 28 quartine dal titolo La fola dal lupo[9], protagonista San Francesco d'Assisi che dimostra agli uomini quanto la fame può far diventare cattivi. Non usa la spada San Francesco, ma la parola. A pace fatta, il poeta fa dire al frate poverello: “Al so purtrop che al mond a gh’é dj ingördi / ch'j'en sensa cor parchè i n'ànn mäi patì... / Bisògna, par stär ben, pr'andär d'acordi, / che coll ch'a manda al Sgnor a v'al spartì![10].

Una bella favola, appunto.

Un’altra poesia di 16 quartine fra le più belle per il contenuto, per la rima, per il lirismo, per la sincerità accorata di ispirazione religiosa è quella dedicata a Renzo Pezzani nell’occasione della traslazione della sua salma da Torino alla Villetta[11]. Vi è il credo di Fede che si evidenzia là dove dice che l’anima è del Signore e che non muore mai, e poi quando nell’immaginazione poetica Padre Lino va incontro a Pezzani e lo accompagna lungo la Strada San Francesco fino alla Villetta dove gli uomini sotto la terra sono tutti pari alla presenza dal Sgnor. E quando l’umile frate rimprovera Pezzani per avergli dedicata una poesia troppo bella e troppo grande per lui, operaio del Signore, per il bene che ha fatto ai suoi poveri, gli fa dire che non è merito suo perché “l'è al Sgnor soltant che tutt a cmanda[12].

Poiché lo spazio su queste pagine non ci è prodigo, concludiamo qui la nostra piccola carrellata su Alfredo Zerbini, poeta nostrano, che meriterebbe una conoscenza più estesa e non solo per le sue poesie del buon umore come La gossa e La bugäda[13].

Per chiudere quindi proponiamo una interessante e poco conosciuta poesia, dove troviamo tutti i caratteri del poeta scosso da un fatto a lui capitato nell’incontro con un sacerdote dai modi bruschi, tenace avversario di quanti militavano nei partiti di sinistra. Il poeta non ne fa il nome, ma è sempre stato supposto - e forse è vero - che si tratti di don Raffaele Dagnino, parroco di San Giuseppe. Questa poesia, che si commenta da sola, era nata col titolo Delusión, ma il poeta lo cambiò in Al Vangeli, quando l’8 febbraio 1946 venne pubblicata sul settimanale comunista di Parma Eco del Lavoro[14].

                                                                                                             Peppino e Annaberta Spaggiari

 

Per saperne di più

 

Opere èdite dall’Autore:

l - La congiura di feudatäri,  Ed. Bodoniana, Parma 1947 (poema storico che racconta la condanna e la decapitazione della Contessa Barbara Sanseverino per ordine di Ranuccio I Farnese nel 1612).

2 - Sott'al tòrri di Pavlot, Edizione Battei, Parma 1953 (antologia di poesie).

3 - Nota d'agost, Edizione Battei, Parma 1954 (novella in versi che narra la tragedia amorosa verificatasi tra i borghi dell’Oltretorrente ai tempi del poeta ancor giovane).

 

Opere postume:

l - I me ragass, a cura di Jacopo Bocchialini, Ed. La Nazionale 1957 (raccolta di poesie di alto valore artistico)

2 - Alfredo Zerbini, Tutte le poesie, a cura di Italo Petrolini, Ed. Step 1965 (piccola opera omnia nell’occasione del decennaIe della morte del poeta); seconda edizione nel 1982 (Edizioni Battei) con introduzione di don Gino Marchi[15].

3 - I fastidi ’d'na serva, a cura di Giuseppe Marchetti, Edizione Battei 1975 (rime burlesche di sapore boccaccesco).

4 - Cant dal me ideäl, a cura di Marzio Dall'Acqua, Step 1979 (poesie ed epigrammi in dialetto, articoli e lettere in lingua italiana, il tutto di esclusivo colore politico).

 

Fu ricercatore e raccoglitore, quasi maniacale, di documenti e manoscritti antichi, canti, nenie, filastrocche, proverbi, modi di dire, ritagli di giornali, fotografie. Trascrisse centinaia di appunti da libri e manoscritti, ma soprattutto raccolse oltre cinquemila caratteristici soprannomi parmigiani, commentati ed elencati in ordine alfabetico da Italo Petrolini nel 1965.

Ebbe una frequente e vivace attività giornalistica anche con articoli di critica musicale e teatrale, ma con incidenza maggiore di carattere politico. Scrisse molto per L’Eco del Lavoro, pubblicò su Aurea Parma, sulla Gazzetta di Parma, su il Giornale di Bergamo e altro…

Nel 1995, nel centenario della nascita di Alfredo Zerbini gli eredi donarono all’Archivio storico del Comune di Parma quasi tutto il materiale relativo alla produzione letteraria del poeta.

  

Delusjon

 In Ceza, sjor Prevost,—ch'al me pardon'na—

mi gh’ven col desideri pu profond

ad stär con Crist in croza ch’al sangon’na

pr’insgnär l’Amor a j ommi ’d ste brutt mond.

 

L’odor dl’incens, i cant, l’orghen ch’a son’na,

j Angíol con j oc’ celest e i cavi bjond,

i m’dàn la cälma, l’alma la s’fa bon’na,

la scorda l’odi, an’ coll pu furibond.

 

A m’sent cme a trasportär in Paradiz!

E lu, ch’l’è un Pret, inveci äd cozi beli,

parland di ross, che roba sporca al diz!

 

Mi ch’ j era in älta, quäsi ataca al steli,

a m’son zmontè! Sert cosi, a m’è daviz

ch’in gh’sien brisa scritti in-t-al Vangeli...

  

Il Vangelo

 

In chiesa, signor Prevosto - mi perdoni -

io ci vengo col desiderio più profondo

di stare con Cristo in croce che sanguina

per insegnare l’Amore agli uomini di questo brutto mondo.

 

L’odore dell’incenso, i canti, l’organo che suona,

gli Angeli con gli occhi celesti e i capelli biondi,

mi danno la calma, l’anima si fa buona,

dimentica l’odio, anche quello più profondo.

 

Mi sento come trasportare in Paradiso!       

E lei, che è un Prete, invece di cose belle,

parlando dei rossi, che roba sporca dice!

 

Io che ero in alto, quasi accanto alle stelle,

mi sono smontato! Certe cose, mi pare

che non ci siano affatto scritte nel Vangelo…

 

 

Didascalie:

1 – Alfredo Zerbini giovane (dalla prima edizione di: Alfredo Zerbini, Tutte le poesie, a cura di Italo Petrolini, Società Tipografica Editrice Parmense (STEP), Parma, 1965, e da: Gazzetta di Parma, 5 novembre 1998, p. 8).

2 – Alfredo Zerbini in una foto scattata nel 1946 da Armando Amoretti (da: Gazzetta di Parma, 14 marzo 2005, p. 41: Tiziano Marcheselli, Parma di una volta – Alfredo Zerbini, poeta dell’Oltretorrente; con precisazioni integrative di Antonio Battei: Poesia dialettale, ibid., 16 marzo 2005, p. 38).

3 – Copertina della prima edizione di Tutte le poesie.

4 – Il volume che raccoglie poesie e prose.

5 – Zerbini “intrerpretato” da Giorgio Torelli (in: Gazzetta di Parma, 13 maggio 2000, p. 9: Giorgio Torelli, Zerbini, un dialetto impetuoso [con precisazioni integrative dell’editore Battei: La pagina su Zerbini, ibid., 18 maggio 2000, p. 34]; ora anche in: Giorgio Torelli, L’argenteria di Famiglia – Miti, luoghi e personaggi della Civiltà di Parma rivisitati alla rinfusa e col senno del poi, Tecnografica, Parma,  2001, pp. 86-93: Zerbini, un dialetto insolente e sfarzoso)

 



[1] Su religiosità e ateismo di Zerbini si è accesa una complessa polemica in occasione della stampa del volume Cant dal me ideäl (a cura di Marzio Dall’Acqua, Biblioteca “Umberto Balestrazzi”, Quaderni di documentazione, Grafiche STEP cooperativa, Parma, 1979, pp. 165), che ha ricevuto accoglienza tra le Lettere al giornale della Gazzetta di Parma. Lo spunto è offerto dall’articolo di Giuseppe Marchetti Alfredo Zerbini poeta militante (9 aprile 1979, p. 3), al quale si aggancia Aldo Leoni per ricordare l’appartenenza giovanile di Zerbini al Circolo cattolico dei Padri Stimmatini (Zerbini e il PC, 17 aprile 1979, p. 6); a Leoni replicano Rino Ferrari (Le idee di Zerbini, 19 aprile 1979, p. 7) e Gino Cantarelli (Zerbini religioso, 22 maggio 1979, p. 6); torna alla carica Rino Ferrari (Zerbini ateo, 23 maggio 1979, p. 7) ed a lui risponde “Una signora che conobbe Zerbini” (Religiosità di Zerbini, 1 giugno 1979, p. 9); chiude ancora Rino Ferrari (Zerbini religioso?, 11 giugno 1979, p. 6); fuori polemica: Rolando Cassi, L’uomo Zerbini (ibid., 17 novembre 1983, p. 8). – Sulla presentazione di Cant dal me ideäl: Giuseppe Marchetti, Alfredo Zerbini e Pizzetti gli intellettuali e il PCI – Nei “Quaderni di documentazione”, in Gazzetta di Parma, 21 febbraio 1979, p. 5; Parma onora Alfredo Zerbini – Domani verrà presentato un suo volume inedito di poesie e documenti, ibid., 26 aprile 1979, p. 4; Paolo Tomasi, I testamento di Zerbini [con riferimenti alla sua “religiosità”]  - Interessante contributo di informazioni sul poeta parmigiano, ibid., 16 maggio 1979, p. 3).

[2] A. Zerbini, Cant dal me ideäl, cit., pp. 86-87. – Guido Masini era Presidente del Comitato Parmense dell’Oltretorrente a difesa della pace” (ibid., p. 85).

[3] Alfredo Zerbini, La nona a l’Ospedalén, in Sott’al Tòrri di Pavlot del 1953, ora in: Alfredo Zerbini, Tutte le poesie, a cura di Italo Petrolini, Società Tipografica Editrice Parmense (STEP), Parma, 1965, pp. 206-212. – Sue schede biografiche: Francesca Dallatana, Scrigno di poesia – Il fondo archivistico di Alfredo Zerbini, in Gazzetta di Parma, 23 ottobre 1996, p. 5; Roberto Lasagni, Dizionario biografico dei parmigiani, PPS Editrice, Parma, 1999, vol. IV, pp. 852-853.

[4] Tra l’altro scrisse anche un libretto d’opera, Cenerentola, musicato nel 1936 dal maestro Edoardo Berlandis (Luigi Merusi, La “Cenerentola” di Alfredo Zerbini, in Gazzetta di Parma, 4 febbraio 1980, p. 3); altre notizie su opere meno note: Paolo Tomasi: Inediti e rarità di Alfredo Zerbini, ibid., 8 giugno 1981, p. 3; Anna Ceruti Burgio, Zerbini meno noto, ibid., 11 dicembre 1992, p. 13)). – Commemorazioni: Lorenzo Sartorio, Alfredo Zerbini, umile e grande poeta che cantò l’Oltretorrente – Commemorato al Ridotto del Regio dalla Famija (ibid., 26 novembre 1985, p. 6; Una giornata da Zerbini – Il 31 ottobre tavola rotonda sul dialetto e serata dedicata al poeta parmense, in Qui Parma settimanale, 31 ottobre 1996, p. 29; Donatella Canali, Storie d’Oltretorrente in rima – Nella poesia di Alfredo Zerbini i drammi e i segreti della gente – Secondo appuntamento dei “Venerdì con il dialetto” alla libreria Fiaccadori, in Gazzetta di Parma, 7 novembre 1998, p. 8; inoltre: La scuola di Ugozzolo intitolata a Zerbini [il 14 maggio 1983] – Per iniziativa della “Famija pramzana” (ibid., 15 maggio 1983, p. 5).

[5] La Césa di Sant... e dintorni, Natale 1991, p. 21: P.G.C. [Pier Giorgio Chierici], 40° anniversario della morte di Renzo Pezzani; La Césa di Sant e dintorni, Natale 1995, pp. 17-19: Anna Berta Ceci Spaggiari, Renzo Pezzani e il suo “San Bernarden”; ibid., 24 maggio 1998, pp. 6-9: Peppino e Anna Berta Spaggiari, I cento anni di Renzo Pezzani (1898-1998); ibid., Natale 1998, pp. 45-47: Anna Berta e Peppino Spaggiari, L’ardimentoso fante che ha mutato l’inno di guerra in canzone d’amore; ibid., 23 maggio 1999, pp. 7-8: Peppino e Annaberta Spaggiari, Pezzani e la guerra; ibid., p. 9: p.b., ... il vero volto di Pezzani; ibid., 21 maggio 2000, pp. 27-29: Giuseppe e Anna Berta Spaggiari, Pezzani: una banderuola?

[6] Ibid., 23 maggio 1999, pp. 11-14: Anna Berta Ceci Spaggiari, Luigi Vicini: menestrello “delle piccole cose nostrane”; ibid., 26 maggio 2002, p. 10: Peppino Spaggiari, Luigi Vicini: un radioso messaggio [con bibliografia da giornali]; ibid., maggio 2003, p. 36: Peppino Spaggiari, Delicata malinconia di Luigi Vicini [testo e commento della lirica La fotografia (A Francesca). Vicini ha rievocato almeno tre volte i suoi rapporti con Zerbini  sulla Gazzetta di Parma:  29 novembre 1971, p. 3: Ricordo di Zerbini – A 16 anni dalla scomparsa [con la poesia La sofitta ad Zerbén]; 29 novembre 1975, p. 3 (in occasione della stampa dell’inedito I fastidi äd na serva): Un inedito di Alfredo Zerbini nel 20° anniversario della morte –Il discepolo Luigi Vicini rievoca il suo maestro;  25 novembre 1991, p. 3: Zerbini, poeta del nostro “dolce stil novo” – Trentasei anni fa moriva uno dei maggiori cantori del dialetto parmigiano: così lo ricorda un suo caro amico. – Interessante l’intervista realizzata dal prof. Vito Orlando: A tu per tu con Luigi Vicini – Il poeta dialettale di Parma ultimo erede di Pezzani e Zerbini, ibid., 19 gennaio 1980, p. 3.

[7] L’aggancio è un po’ forzato, ma forse non è male ricordare che qualcuno ha suggerito di incidere versi di Zerbini sull’allora nascituro monumento alle Barricate dell’agosto 1922 (Gianni Furlotti, Epigrafe in dialetto, in Gazzetta di Parma, 14 dicembre 1996, p. 16), che invece riceverà versi di Attilio Bertolucci (Pro Memoria. La città, le barricate, il monumento, a cura di Marco Minardi, Documenti 25, Comune di Parma, Graphital, Parma, 1997, p. 75).

[8] Sono stati pubblicati da Italo Petrolini in Aurea Parma: 1963 n.47, pp. 151-161; 1964 n. 48, pp. 266-284; 1965 n. 49, pp. 23-42; sui soprannomi o scotmàj raccolti da Zerbini: Paolo Tomasi, Nomi e nomignoli di Alfredo Zerbini, in Gazzetta di Parma, 11 giugno 1984, p. 5; Id., L’antica cesta dei soprannomi – Singolare lascito del poeta Zerbini, ibid., 22 agosto 1988, p. 3.

[9] A. Zerbini, Tutte le poesie, cit., pp. 200-205.

[10] Ibid., vv. 105-108, p. 205.

[11] Ibid., pp. 260-263: Ariva Pesani.

[12] Ibid., v. 40, p. 261.

[13] Ibid., rispettivamente alle pp. 232-235 e 301-304.

[14] Ora in Al cant dal me ideäl, cit., p. 39.

[15] Gazzetta di Parma, 8 dicembre 1982, p. 5: Ristampate le opere di Alfredo Zerbini; ibid., 11 dicembre 1982, p. 9: Ritorno di un classico parmigiano del dialetto – L’iniziativa dell’editore Battei verrà presentata oggi pomeriggio al Circolo di lettura; ibid., 21 dicembre 1982, p. 6: Zerbini: un poeta dolce e sanguigno – Presentato il volume edito da Battei.

 
Preghiera del mese

Ave o Maria, piena di grazia.

Il Signore è con te.

Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del seno Tuo: Gesù.

Santa Maria, madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen

Per informazioni e segnalazioni su questo sito inviare una mail a: bassib@libero.it  © Bruna Bassi e Vincenzo Risolo